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mercoledì 11 novembre 2009

Ho incontrato Pino Ciccarelli - show case FNAC 12/11/2009

Ho incontrato Pino Ciccarelli qualche settimana fa e ci siamo scambiati con l'affetto di due persone che si conoscevano da tempo - può la musica arrivare a creare, ad essere un'area di tale comune intimità? - molte considerazioni sulla immediata cantabilità di "Processione d'Ammore", il primo cd di Pino che lo stesso ha pubblicato per la Polosud Records sotto il nome dell'orchestra "Concerto Musicale
Speranza", la band(a) che lo accompagna e che, volutamente, riprende il nome con cui era conosciuto l'organico bandistico capitanato dal padre di Pino negli anni settanta, a Piscinola-Marianella, Napoli.

Poteva venirne fuori
un'intervista, ma invece é stato uno scambio impressionista tra il sottoscritto e un uomo diretto, affettuoso e generoso come le tracce che ha curato per questa antologia di temi riarrangiati e talvolta composti ex novo nello spirito e nel rispetto della "bona educacion"
impartitagli dalle prime esperienze di vita musicale accanto al padre e al repertorio con cui la banda segnava le liturgie sacre e profane della comunità.

Pino mi ha raccontato di sé, tirando fuori dal cassetto delle fotografie emotive i graffi, le sbucciature e la fatica del vivere che ad un Artista, a mio dire, appartengono con diversa pena e rammarico, quando la vita ne obbliga il talento a moderarsi negli ego ipertrofici delle star o nelle chiamate degli Amici musicisti con cui ti diverti, lavori e mantieni la tua quotidianità.

Pino fa parte di quel genere umano che ha imparato a mantenersi in equilibrio sull'ordito artistico facile agli improvvisi strappi e alle trappole dei sorrisi a cui lui stesso attinge, restituendoli nell'orgoglio di un canto esibito di grancasse, fiati e tromboni e piatti.
Tra sospiri, ampi sorrisi e battimano della folla, quella stessa folla che Lee Masters nel suo Spoon River volle ad accogliere il generoso violino del Suonatore Jones, l'unica anima senza rancori o rimpianti del noto cimitero americano.

Insomma domani sera potremo ascoltare Pino Ciccarelli e la sua band alla FNAC, alle ore 18:00 dove il musicista terrà uno show case presentato da Michelangelo Iossa.

giovedì 8 ottobre 2009

Ho ascoltato "Processione d’ammore" - Concerto Musica Speranza, Polosud, 2009

Di solito quando scrivo un commento o una recensione critica di un lavoro discografico per il mio blog oppure per la sezione “Macedonia” della Polosud, mi metto al pc, apro una nuova istanza del file e dopo avere messo il cd nel lettore, butto giù le mie prime impressioni all’ascolto.

A cui fanno seguito le seconde e le terze, corrette dal recupero di alcuni passaggi che mi hanno più o meno coinvolto e che possono avermi lasciato, rispetto al resto della pubblicazione, perplesso o attratto più del solito.

Nel frattempo, mentre trascrivo i primi appunti dettati dalle mie reazioni all’ordito dell’impianto nel suo complesso – se prendi le prime tre tracce, un paio nel mezzo e le sorprese che le playlist riservano alla fine, l’architettura del lavoro la capisci bene – dicevo nel frattempo, mi rigiro la confezione tra le mani, la annuso come ogni buon “vinil feticista” fa e mi lascio trasportare dal contributo grafico, dai commenti e dalle note di copertina che completano la fatica del lavoro.

A volte, come nel caso del cd di Pino Ciccarelli, capita anche che io mi trovi negli uffici della Polosud con Ettore e Ninni e tra i tanti amici dello staff , passi anche l’artista.

Pino Ciccarelli quindi l’ho visto e sentito prima di potere rimanere rapito dalla profonda passione e amore che questo ultimo lavoro della Polosud “Processione d’ammore” consegna senza riserve ai suoi ascoltatori.

Era venuto per vedere le prime copie del cd che si é rigirato con voluttosità tra le mani, contento del risultato.

Ma il cd intanto é andato avanti.
Eccolo lì, é al quinto brano “Via dei Liquori, n°15” ora alla traccia successiva “74” con le sue marcette in chiave latina, piene di legni e di carica seduttiva bandistica, che tu che lo senti e poi lo ascolti, ma sei distratto subito dalla memoria dei tanti entroterra paesani che con i suoi ritmi, i suoi profumi, le sue festosità e i suoi volti pieni di storia accomunano gli Italiani di ogni latitudine regionale.

Ho letto le note biografiche su Pino Ciccarelli, ma più di ogni altro commento a riguardo vale l’introduzione al libretto, colmo anch’esso come il cd, di dettagli e di interventi fotografici a cui va riconosciuto il compito di contribuire a restituire un’indiscussa dignità e legittimità culturale ad un repertorio pieno di belle “melodie e tradizioni bandistiche”. Come recita il sottotitolo del cd.

Insomma, qui c’é poco da scrivere sulla musica perché le emozioni non si possono raccontare.
Posso apprezzare la qualità degli arrangiamenti nati sotto la volontà di oltrepassare il confronto a detta di Ciccarelli stesso – con altre realtà bandistiche, a favore del tentativo di tirare fuori da quel repertorio, da quelle melodie la malinconia che appunto spesso si fa “tangate” à la gardel.

Come nel caso di “Verdeluna” dove ho ritrovato la mai troppo celebrata voce di Pina Cipriani.
Ma forse proprio in “Ombra d’amore” si può avvertire con immediatezza il lavoro svolto da Ciccarelli con questo repertorio. Senti chiaramente la fonte, te la immagini suonata per le strade, ma poi l’apprezzi nel senso della sua ballabilità pop west-coast, come é riportato giustamenbte nelle note.

Il finale, “Arrivederci ragazzi” é... veramente commovente!
Questa é Musica, Vita, Sincerità, Amore, Cura, Studio, Umanità, Solidarietà Umana.

Io sono in lacrime, davvero ed é bellissimo tutto ciò, cioé il mondo é solo ironia e politica, e questo tizio scrive questa roba, accidenti...

Ma prima di chiuedere il programma, Ciccarelli ci lascia con un altro brano scritto di suo pugno che rivela la forza della sua espressività artistica “Ricciulella... quasi in trio”, suonata da un combo jazz.

Ok so già che questo cd sarà un tormentone per la prossima settimana. Grazie a Dio!

lunedì 8 giugno 2009

Artisti Vari, "No more rainy days"

I cd che la Compagni Musicale di Paolo Di Sarcina aveva pubblicato per la Polosud “Kammermuzak” e “Veleno” rispettivamente nel 1996 e nel 2002 non mi avevano particolarmente colpito.

Sì certo, si coglieva appieno lo spirito eclettico del compositore, la sua ironica curiosità, il suo essere e mantenersi aperto alla diversità e alla differenza in termini sia di generi che di materia sonora.

Ma tutti e due i cd erano pervasi di una malinconia blues che un intero ascolto di oltre 50’ e passa non riuscivano ad elevare al di là delle nobili dichiarazioni degli incipit.

Non ho avuto purtroppo il piacere di potere vedere, nel corso delle mie frequentazioni degli studi di Ninni Pascale, questa bella persona negli occhi, ma l’ascolto di questa straordinario lavoro musicale “No more rainy days” mi ha permesso di cogliere almeno parte dell’impressionante energia umana che Di Sarcina è riuscito a trasferire agli amici musicisti che lo hanno cantato e suonato nel cd.

Innanzitutto voglio appunto sottolineare che se questo processo di comunicazione musicale è giunto a me con tanto impeto e senza apparenti “disturbi sul canale” significa che la vita di quest’uomo non solo non è stata affatto vana, ma un privilegio per chi lo ha potuto avvicinare.

Dovete comprare questo cd perché sono tot minuti di un’iper compagnia musicale, eterogenea per estrazione e formazione, che tirato un palco nel deserto dei cuori solitari, come la banda del Sergente Pepe, spazza le nuvole dal cielo e trasforma l’incredulità per la morte dell’amico in una festa coloratissima, piena di dinamiche emotive e di eccezionale freschezza espressiva.

L’antologia, ma il termine è estremamente riduttivo, permette di apprezzare, riascoltare o di conoscere per i più distratti i nomi più apprezzati tra gli artisti e tra gli organici musicali dell’area napoletana degli ultimi vent’anni: Marco Zurzolo, Maria Pia De Vito, Daniele Sepe, AndreaSbanda, Walhalla, Enzo Nini per nominarne solo alcuni.

Ciascuno di loro ha interpretato secondo la propria sensibilità una delle tante composizioni di Di Sarcina, traendole da registrazioni dal vivo, dai lavori di studio o da opere teatrali.

Ma tutti sono saliti sulla Woodstock postuma di un artista che, ripeto e a mio giudizio, mai come prima riesce a prendere le distanze dai propri blues per confermarsi un grande autore.

Ascoltate la presentazione del cd.

Tra i brani che sono entrati nella mia playlist personale voglio citare “L’Amoureuse” che Marco Zurzolo e Luca Toller hanno rielaborato per la compilation. Un valzer lento per archi e sassofono sentito, forse, dagli interpreti come il commento musicale ai titoli di coda su un incrocio rubato di caviglie e scarpe lucide separate solo dall’assolo di Zurzolo, molto breckeriano. “Dinamo” cantata da 666 & Capone, uno ska elettro-pop che ricorda gli esperimenti mid ’80 di Roberto Colombo seguito dalle improvvisazioni vocali rarefatte di Maria Pia De Vito per “Icaro”. Dummy sorrow è invece un british calypso risalente al 1986 scritto in inglese ed eseguito da un organico, i Queeny, il nome di una delle tante reincarnazioni della Plastic Ono Band nostrana che ruota intorno ad un cenacolo di musicisti tra i quali ritroviamo ad esempio Andrea Campese dell’AndreaSbanda.

Conseguenze narrative disilluse, passaggi di scena repentini, emozioni dentro al vicolo e festa di quartiere, grandi cori, bande e un pizzico di british pop.

Insomma, il nuovo straordinario album, mi raccomando da ascoltare ad alto volume, di un artista che si è ritirato un po’ troppo presto. Buon ascolto.

Angela Luce, "Luce per Totò"

Dodici composizioni del Principe napoletano della risata, offerte alla generosità vocale di una Signora dello spettacolo italiano, Angela Luce, che ha avuto la fortuna di incrociare lungo le strade fortunate del suo lungo destino artistico Totò, appunto.

Nel prezioso booklet che accompagna il suo secondo cd per la Polosud RecordsLuce per Totò” Angela Luce ricorda con molta emozione – come lei stessa ha sottolineato – di quando Totò le chiedeva affettuosamente di chiudere in fretta le scene dei film che stavano girando a

ssieme per permettere “ad Angelì” di cantare al Principe una canzone che gli ricordasse “ ‘addore ‘e Napule

E allora come rendere onore alla immortale gloria di questa icona della risata di cui si ricordano e si continuano a cantare ogniddove i versi scritti per melodie che appartengono al patrimonio della musica internazionale?

Facendone risuonare il più possibile l’interesse per la Vita e l’Amore che il quartetto più fiati capitanato da Antonio Armagno al pianoforte e Marco Zurzolo al sassofono ci permettono di apprezzare senza riserve o paura di essere giudicati zelanti nei confronti di evergreen come “Malafemmena” e “Che me diciste a ffà”.

Ma su tutto e su tutti spicca la prepotenza del calore che Angela Luce infonde alle trame di misurato eros che Totò sapeva scrivere pensando alla cosa più bella e imperscrutabile che Dio ha saputo fare dopo sé stesso: la Donna.

La Donna, la bramosia per essa e gli inutili quanto indispensabili tormenti che l’amore carnale riecheggia in odori, profumi, vertigini solitarie e forti contrasti grazie all’ineffabilità della musica.

Quasi a ricreare quel clima sottinteso di affettuoso incarico che Totò si prendeva nel momento in cui metteva fine ai suoi appunti, alle sue istantanee sulla femminilità, il ricco vibrato della voce di Angela suona sicuro, chiaro quasi a declamare su un tappeto di ritmi salsa, latin jazz che a Napoli non solo sono a loro completo agio, ma che sarebbero quasi potuti nascere qui se Napoli fosse nata oltre oceano.

Tra gli episodi più riusciti della produzione ad opera della stessa Angela Luce, di Ninni Pascale, di Antonio Armagno e di Marco Zurzolo mi piace citare l’arrangiamento di “Tu sì tutto pè mme” girata in una slow tammurriata a cui fa da contrappunto la presenza del sax di Marco Zurzolo.

Sax che in tutto il cd veste abiti che consegnano il repertorio tanto alla folkografia locale più nota quanto alla musica da ballo anni cinquanta con una dinamica di cambi di scena da varietà dove sia Angela Luce che Totò si incontrano di nuovo per il nostro piacere e la nostra memoria.