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lunedì 16 novembre 2009

Mono o stereo? Parte 2 - considerazioni sui remastered dei Beatles

di Mauro Boccuni

Nel  post pubblicato ieri, terminavo il mio ragionamento con la necessità di ricondurre il "dibattito" ad un ragionamento orientato da tre prospettive.

La prima prospettiva è quella storica.
La gran parte della produzione musicale degli anni senssanta era concepita per la pubblicazione dei 45 giri (e degli LP) in versione monofonica.

I produttori discografici e i musicisti elaboravano quindi un suono ottimizzato per garantire l'impatto più efficace possibile attraverso le strumentazioni disponibili in studio pensate per i giradischi domestici.

Da questo punto di vista, i master dei Beatles non fanno eccezione alla regola.
George Martin (nella foto, accanto alla consolle di registrazione/missggio) produceva il missaggio innanzitutto in monofonia perché questo sarebbe stato utilizzato per le stampe dei 45 giri in Inghilterra e in Europa.
Dal 1965 in poi, con la crescente commercializzazione degli apparecchi stereofonici in America, anche a Martin avrebbero chiesto di produrre le versioni stereofoniche del repertorio del quartetto di Liverpool.
Complici le tecnologie ancora inadeguate e di conseguenza la mancanza di una necessaria esperienza tecnica ed artistica per concepire un differente tipo di missaggio musicale, le versioni stereofoniche dei Beatles diventavano una lavorazione  affrettata - la base strumentale da un lato e dall'altro le voci - di quattro segnali utili per produrre invece un ottimo prodotto monofonico.

I segnali in uscita da miscelare erano quattro perché la tecnologia di registrazione si basava sull'uso di registratori a nastro multipista a quattro tracce.
Cosa fosse un registratore a quattro piste e cosa sia la registrazione multipista lo scriverò in un apposito post per dettagliare meglio da un punto di vista artistico perché. ad esempio, si grida al miracolo quando si citano album pop/rock di cinquant'anni fa che un ascoltatore moderno considera SOLO come pietre miliari del repertorio musicale del 20° secolo.

La seconda prospettiva è quella che ho definito estetico/percettiva. Mi riferisco in particolare all'affermazione negli anni settanta di un metodo produttivo idoneo allo sviluppo della stereofonia come la intendiamo e la apprezziamo oggi.
I produttori e i musicisti finalmente possono introdurre oltre al piano panoramico anche lo sviluppo della profondità.
Si tratta in pratica della simulazione di un ambiente sonoro "virtuale" dove fronte/retro, primopiano e figura di sfondo diventano una realtà espressiva in grado di valorizzare la performance.

Un esempio che permette di comprendere il salto di qualità in termini percettivi è la microfonazione  per la registrazione della batteria.

La batteria di Ringo Starr nel periodo 62/63- da fonti fotografiche - risulta essere ripresa con un solo microfono panoramico e la sua registrazione veniva premiscelata in fase di registrazione su un'unica pista assieme al basso e ad una chitarra, quella ritmica.

Un schema standard di ripresa della batteria di un gruppo rock  - da fonti bibliografiche - degli anni settanta prevedeva non meno di sei microfoni assegnati rispettivamente alla grancassa, al rullante, al charleston, ai due tom tom, al timpano e l'ultimo ai piatti.
Ciascuno di questi microfoni veniva poi associato ad una pista delle prime sei del registratore a 24 tracce, offrendo al musicista la possibilità di fare un vero mix stereofonico della batteria, cioé di disporre ben sei segnali distinti della ritmica sul panorama destro/sinistro.
Tutto ciò non tenendo conto delle potenzialità derivanti dal processo di equalizzazione del segnale di cui non voglio scrivere in questa sede.

Questo esempio però chiarisce il salto estetico/percettivo che le due tecnologie - qualle mono e quella della stereofonia "reale"- offrivano al rock.

Arriviamo quindi all'oggetto del nostro contendere: mono o stereo?

Stereo: dopo cinquant'anni è diventato sinonimo di standard di ascolto della musica.
Se fino a soli 25 anni fa molti ancora rispettavano la volontà di apprezzarne i benefici regalandosi un'ora di ascolto dinanzi al proprio impianto domestico, oggi sono pronto a scommettere che la maggior parte delle persone non sarebbe in grado di distinguere la differenza tra i due tipi di ascolto.
La stereofonia è dovunque in macchina, nell'I-pod come nei walkman della mia generazione, nei televisori, nelle radio, nei pc.
I ragazzi sentono musica dividendosi gli auricolari, il guidatore è concentrato sulla guida e troppo spostato a sinistra, il rumore ambientale è tale da impedire ad un I-pod di riprodurre decentemente un brano senza l'aiuto di un correttore dell'equalizzazione.
Gli altoparlanti dei televisori e nelle radio sono troppo vicini per apprezzare la distribuzione d'ambiente.

 Allora? Mono o stereo oggi diventa una questione di gusto rispetto alla migliore resa di un genere, o di una particolare esecuzione.

Il rock delle origini, quello di Berry, Little, Richards, Fats Domino, Elvis, Buddy Holly, Eddy Cochran, Jerry Lee Lewis, il wall of sound di spector, la Motown, la Stax e quindi I Fab, gli Stones, gli Who &C. suonano grandi in mono perché è un sound compatto, energico, forte, aggressivo.

Non erano necessari dettagli tali da richiedere funambolismi tecnologici di sala.
Il disco scendeva nel juke box e tutti ballavano come degli scalmanati.
Quello che usciva dalla cassa acustica doveva arrivare all'area pelvica del gruppo, eccitandoli. Il resto non contava.

Quando la musica comincia a  farsi Grande di età e richiede maggiore attenzione ai suoi ascoltatori, il discorso cambia.
Ma io ho ambedue i master delle nuove edizioni dei Beatles e devo dire che la professionalità raggiunta da Martin nel miscelare in mono, che era appunto lo standard dell'epoca, rende eccellenti anche gli album degli anni dello studio come Revolver, Pepper, MMTour e il Bianco.

Credo che se oggi il disco di 50 cent o di Mika uscisse in mono non se ne accorgerebbe nessuno.
"Basta-che-si-sente!"

Un'orchestra sinfonica registrata in ambient sorround o un album di Biork o dei Sigur Ros in stereo (o in 5.1) dipendono artististicamente anche dalla tecnologia che gli artisti aiutano a trasformare in uno strumento creativo grazie al loro talento.
Ho anche la versione in 5.1 di Love che è l'evento del Cirque du Soleil costruito sulla musica dei Fab.
Questa versione non aggiunge niente a delle performance così "ambient" già nella partitura, nella fantasia creativa degli anni di studio e nel suono che ancora oggi insegna tutto a schiere di nuovi artisti

Quindi concludo questo post scrivendo che i Beatles, a me, complessivamente piacciono di più in mono.
Perché è il suono come loro lo avevano inteso.

sabato 14 novembre 2009

Mono o stereo? Parte 1 - considerazioni sui remastered dei Beatles

di Mauro Boccuni


Alla fine rimane solo il piacere eterno di risentire in ogni tipo di foggia il repertorio musicale che i Beatles hanno eseguito in soli otto anni di sfolgorante carriera musicale.

Ho voluto in tal modo "siglare" questo mio commento al "dibattito mono vs stereo" perché in realtà l'argomentare è finemente accademico.


Cioè risponde, ad esempio, a quesiti di ordine tecnologico che riguardano il suono registrato e la sua riproduzione su supporto, la risposta dinamica del master mono/stereo ottenuta dai primi master analogici e convertiti in digitale nel 1987 (la prima edizione in cd del catalogo inglese) rispetto a quelli attuali.


Ma l'argomentazione risponde anche a curiosità feticistiche proprie dei fan(atici) di ogni latitudine geografica riguardo a dettagli di chitarre, count in, scattarate o altre inutilia di produzione inaudibili o inauditi precedentemente.


E ancora: il sound del rock è migliore se rivela "energia brutale" e/o se coglie dall'offerta tecnologica stereofonica (o più recentemente il formato 5.1 o il 7.1) la possibilità di espandere i propri confini e misurarsi con differenti percezioni delle performance delle leggende musicali del 20° secolo?


La Tecnologia e il suo uso sono una componente chiave del processo circolare
(multidimensionale direi) e, sostanzialmente imprevedibile negli sviluppi, della creatività umana.


Facendo un esempio semplice, semplice:
  1. tu hai una chitarra acustica,
  2. senti musica e vuoi riprodurla per diletto,
  3. scopri che ti diverte fare composizioni in linea con quel genere
  4. vedi da un amico un'evoluzione del tuo strumento ( una chitarra synth) ed espandi le potenzialità,
  5. arrivi addirittura a pensare modifiche allo strumento basate sulla tua esperienza di creativo (e qui dipende quanto SEI creativo :)) ).
Per esser però più in linea con il mio ragionamento iniziale avrei dovuto attenermi all'identità del Rock associata sin dai suoi primi vagiti al rapporto vincolante tra media (supporti discografici, media di massa e linguaggi sociali) , musica e stardom.


Questa è la prospettiva più corretta perché la percezione del valore sociale di questo genere musicale nasce ed è alimentato, a differenza di quello che era accaduto per gli idoli delle generazioni degli anni fine anni '40 fino alla metà '50, da una diversa filiera comunicativa.


Il ruolo della radio e del DJ radiofonico, l'affermarsi del microgroove a 45 giri con pezzi della durata non superiore in media ai 2':30" impongono un format, fast aggressivo e ribelle nel Sound. basato sul consumo rapido e sulla fidelizzazione ai significanti di gruppo.


In pratica il vinile a 45 giri diventa il nuovo simulacro della liturgia di libertà officiata dal Rock e dai suoi sacerdoti.


Quindi esaminando le cose dal punto di vista di una rock band degli anni sessanta, un tipo di musicisti che dava per scontata la dipendenza della propria identità dal mezzo/supporto DISCO, la produzione in sala di registrazione avrebbe presto rappresentato il campo sul quale veniva giocata tutta la propria reputazione artistica.


Quindi dopo tutta questa dissertazione, MONO o STEREO?


La questione è necessariamente storica da un lato per mettere al bando inutili revisionismi, poi assume caratteri di natura estetico/percettivi e poi approda a noi con i remastered dopo cinquanta anni con venature esegetiche.


Ma per evitare che il post sia troppo lungo, ne espongo le mie riflessioni su uno di prossima pubblicazione.


Tanto si sa già come la penso :D.

giovedì 10 settembre 2009

E' arrivato il box mono dei Beatles remastered cd

L'operazione compiuta dallo staff della EMI/Apple premia gli sforzi prseni nelle finalità e perfezionatisi nel corso dello sviluppo dell'iniziativa.

Qui mi fa piacere parlare innanzitutto della veste grafica e delle soluzioni offerte a chi appunto ha acquistato la versione monofonica dei master.

Il gusto per il recupero filologico delle prime edizioni inglesi mi ha portato a casa un cofanetto contenente i primi dieci album miniaturizzati e accuratamente riprodotti a fedele imitazione delle caratteristiche degli LP dell'epoca.

Fronte e retro della copertina, etichetta dell'album (ora sul cd) e anche la busta interna sono stati accuratamente forniti assieme, ovviamente, al cd che invece viene fornito in una bustina trasparente per evitargli graffi.

Le versioni più sbalorditive diventano quindi il Sergente e il Bianco dove il gioco della miniaturizzazione rendono l'effetto davvero sorprendente, degno di un giocattolo doc.

Ogni album è poi inserito in una mini busta di plastica con chiusura a strappo per evitare danni alla copertina. Un trattamento da e per collezionisti.

Assieme ai dieci album sono un doppio cd il vecchio e discusso "Past masters" di Lewishon rivisto non solo in termini del restauro ma anche della playlist più accurata sotto il profilo dei brani missati realmente in mono.

E dulcis in fundo un libretto esplicativo con note sul perché dei mono mix e maggiori dettasgli sui "Past masters".

Insomma un piatto ghiotto assai per i collezionisti che ovviamente consiglio a tutti gli appassionati.

La musica in mono fino a Rubber Soul era LA soluzione, anche perché unica, con cui gli artisti e non solo i Beatles quindi si facevano conoscere al mondo.

I nuovi master brillano per la qualità della prospettiva che in sintesi significa uno sforzo nello stagliare i dettagli dell'organico nel panorama delle frequenze della registrazione.

Maggiore chiarezza e presenza ma sempre a tutela del sound complessivo dei master originali.

Hanno tolto le asperità dalle tracce, le hanno "normalizzate", ma al tempo stesso hanno creato ritagliato più spazio e maggiore dimensione tra gli strumenti.

Un ascolto davvero affascinante. Mi ha colpito "Please please me" che mi ha portato i FAB a casa a chiedermi il thè :D

Questo è quanto per ora. I dettagli all'uopo.

* Commenti all'ascolto di "Abbey Road - rimastered", The Beatles 2009

L'album non è stato limitato da un denoiser, sono state palesemente eliminate le sbavature che non fossero parte integrante della resa artistica. Tutti, tutti gli interventi musicali sono stagliati, contornati, più espressivi se possibile nell'insieme della partitura originale.

Ma non bisogna immaginare o pretendere che le chitarre ruggiscano di più o il basso sia così profondo da scavare buche nel pavimento di casa.
Gli album sono quelli che conosciamo, i master erano già di altissima qualità.
Come ha detto Michelangelo ieri sera alla Feltrinelli hanno tolto il,vetro che opacizzava l'ascolto, restituendo solo l'immenso piacere delle loro eterne partiture.

Cosa mi ha colpito nel dettaglio? La nitidezza controcanto del moog sull'ultima strofa di Maxwell, il minuzioso lavoro su Octopus sopratutto nella parte strumentale dove ci sono le bolle tnto per intenderci, I want you diventa punk se possibile senza slabbrature o distorsioni sulle voci che gridano con una tenuta e una presenza inedita.
Tutte le orchestre tengono senza stridere, le dinamiche sono preservate brillando senza le distorsioni (più psico acustiche che fisiche) dei repentini passaggi.
La suite finale è un corridoio di emozioni lucidato a specchio.
Oh Darling restituisce un Paul nella sua migliore veste di cantante rock/blues.

Altri dettagli da cuffia. Non mi ero MAI accorto di tutta una serie di incitamenti di John in Come together (verso la fine, canale destro).
Sul pianoforte dell'intro di you never give me your money si sente quello che potrebbe essere del soffio del nastro, ma sentendolo meglio è un rumore ambientale - la cordiera del rullante? Mah !
Bello l'hammond, basso e percussioni su Sun King.

Ma tutti questi dettagli e pregi non possono essere colti da chi non ha e non ha interesse ad avere memoria del rapporto tra performance e supporto.

Ai prossimi ascolti.

domenica 30 novembre 2008

Vi segnalo "All together now" un film documentario sullo spettacolo "Love"

Sulle note incantevoli di "Coisa mais linda" di Caetano Veloso, mi piaceva scrivere due note sullla pubblicazione del DVD "All together now", un film documentario sulla gestazione dello spettacolo "Love" scritto produttivamente a tre mani dal Cirque du Soleil sulla musica dei Beatles con il supporto logistico della Mirage di Las Vegas.

L'album era uscito due anni fa e aveva infranto ancora un altro tabù - lo smembramento dei master originali per nuovi pastiche in stile mix - che apparteneva per la verità più al pubblico dei Fab4 che agli eredi spirituali del gruppo. 
Grassetto
Chi ama i Beatles per lo spirito della loro musica e non solo le copertine e le memorabilia, sa che in quella musica questa tentazione di andare sempre "oltre" fu la carica che animò la crescita, l'evoluzione infine paradossalmente anche la seprazione dei quattro che vollero, almeno per Lennon e Harrison, perseguire altre strade.

Il Cirque mette in scena i Beatles, la loro ispirazione in seguito ad un contatto tra Guy Lalibertè e Harrison che, due anni prima di morire, propose al Cirque di riflettere sull'uso del repertorio dei Beatles per uno spettacolo nell'ottica dell'innovazione portata dal gruppo di Montreal nelle tante produzioni a cui il pubblico di tutto il mondo ha voluto tributare successo e fortuna critica.

Guardate un clip da "Alegria".


Nel frattempo la mia playlist mi ha scodellato la grande voce di Elis Regina che mi saltella sulle note di "Bala com bala". Geniale questa donna!

Stavamo dicendo di questa MEGA produzione internazionale.

Oltre un anno per la produzione, 180 miloni di dollari stanziati per la messa in opera, il top di ogni categoria dello spettacolo schierata con un senso di creatività e di modestia nel processo di scambio assolutamente incompresnibile a noi miseri mortali, i Beatles tesi come tigri per difendere il loro territorio e allo stesso tempo collaborativi come dei ragazzini, un George Martin con un figlio Giles ambedue di grandezza morale, estetica e professionale assolutamente incomparabili.

Io mi sono commosso spesso perchè questi documentari mi insegnano ad esser migliore e a non lagnarmi anche se sono in CdS e al governo e all'opposizione ci sono vecchi ubriachi guidati dalla cosche malavitose.

La Bellezza insegna ad essere disciplinati, severi, a rincorrere l'autorevolezza nel proprio campo di lavoro e ad essere generosi nella vita e nel lavoro.

Perchè "Amore" esiste e chi lo canta ci fa un grande favore perchè un sorriso e un grazie contano più di un pacco di soldi nascosi nel puff.

Questo è il triler per il lancio dell'album.

Buon ascolto.

sabato 1 novembre 2008

22/11/08, 40° anniversario del White Album dei Beatles

Il White Album dei Beatles è il disco del quartetto che io ho sempre preferito.

Il 22 novembre di quest'anno compie quarant'anni, è tonico come se fosse stato pubblicato ieri, inutilia e puttanatine varie comprese.

Ha l'aspetto (il suono) di una rivista pop, pubblicità compresa, che giustifica l'immondo e sputa "punk" sulle operette semiserie a cui il gruppo si era dedicato solo un anno prima con quell'esercito di bande e di chiassate del modernariato psichedelico, nate vecchie come ogni eccesso di stile (eventuale).

Suona hi-fi, è esuberante, senza compromessi, una coperta naif rammendata ad arte alla bell'e meglio. 

E' un doppio che dà la sensazione di durare, per chi lo conosce come se lo avesse scritto - io sono uno di questi -, la metà di un normale long playing. 

L'elenco delle cagate del disco sono a mio dire le seguenti e non nell'ordine: 
  • don't pass me by (di quello stronzo di Ringo), 
  • revolution n° 9 (uno sparo sulla Crocerossa, mi rendo conto), 
  • longlonglong (ma la sto riabilitando), 
  • obladioblada (pura merda d'autore).

Sentite "Helter Skelter" ad alto volume, non quei volumi da politically correct !!!




Ma senza queste perle del Nulla, il Disco Bianco mancherebbe del suo non essere diventato quel singolo che George Martin avrebbe preferito e che fortunatamente il resto di quello che rimaneva dei Beatles riuscì a compilare.

Si dice che stessero tentando di chiudere  quanto più velocemente possibile il secondo contratto sottoscritto con la EMI, quello più remunerativo e che prevedeva una conclusione nel 1976.

Ma la fine della stagione era lì da venire. Intanto leggete la critica su Onda Rock.

Voglio raccontarvi una cosa sul White Album. Dovete sapere che quando mi trovo in una riunione di lavoro noiosa - e io mi annoio spesso - comincio a cantarmi in testa TUTTO dico TUTTO il disco. Ciò mi stampa un sorriso di beatitudine in faccia, un'espressione idiota ma di felice concentrazione che rasserenando i miei interlocutori, rende più sereno me, permettendomi di fare meglio il mio lavoro sul progetto in questione di cui non ho sentito un bel niente (Just crap). 

Io amoooooooooooooooooooooooooooo i BEATLES !!!! 

Per SEEEEEEEEEEEEEMPREEEEEEEEEEE

lunedì 13 ottobre 2008

Dopo i Beatallica, viva gli Shampoo !!!!

Paola e Vito, una coppia di cari amici, mi hanno fatto un bellissimo regalo, un dono molto sentito per un eterno ammiratore degli Scarrafoni.

Ci siamo dati appuntramento domenica scorsa alla fiera del disco che si è tenuta a Pozzuoli.

Addentrandomi nelle lunghe fila di vinili d'epoca vedo appeso ad un muro UNA copia di "In Naples 1980/81" degli Shampoo, una band che cantò in napoletano una selezione tra i più famosi brani dei Beatles.

Per farla breve, me lo ritrovo regalato (Ancora grazieeeeeeeeee !!!) e in buone condizioni.

La cover della copertina di "PPme", dell'etichetta che in napoletano diventa un pomodoro e i testo molto goliardici sebbene assolutamente rispettosi della metrica e del sound originale.

Insomma un'operazione veramente simpatica !!!

So che molti li ricordano ed è per questo che mi fa piacere proporvi una loro partecipazione a Discoring dove cantarono in playback She loves you in napoletano ovvero " Si 'e llave tu" .

Signore e signori, gli Shampoo !!!

sabato 11 ottobre 2008

Rock: Cariatidi, concerti di Tribute Band e varie

Sti Beatles sempre tra i piedi !!!

Scherzo ovviamente, ma l'invadenza di queste cariatidi del rock si è fatto improvvisamente molesto nella mia vita.

Come una stretta alla gola. Ma non alla mia, bensì a quella di chi, giovane, è diventato troppo scaltro e anche troppo "allievo" per non sapere per prima cosa quali sono gli obiettivi da raggiungere e come.

E la musica? Cliché, cliché, cliché !!!

Purtroppo i luoghi del dissenso, dello scontro, del fastidio
anarchico e irriverente nessuno se la sente di frequentarli più.

I benpensanti sono diventati i giovani, disegnati come scarafaggi ammutoliti sotto l'egida di un'economia da Monopoly dove le risate dei Vecchi in crociera assordano l'arrivo della sfera di Fellini (quella della "Nave va") che tarda ad arrivare.

Insomma ieri sera ho rivisto un bel film "Backbeat" di Iain Softley sull'innocente determinazione che segnò la vita del gruppo di Liverpool ad Amburgo tre anni prima del loro esordio sul palcoscenico del Mondo avvenuto effettivamente nel 1963.

Bella ed intensa pellicola in cui si evidenziano le motivazioni che avrebbero animato i caratteri e le relazioni tra i famosi protagonisti di questa Storia di Cultura Musicale del XX secolo oramai nota ai più.

Il trailer qui di seguito.




A questo proposito vi segnalo tre concerti che la tribute band napoletana de "I Sottomarini" terranno a Napoli e dintorni nei prossimi giorni.

Queste le date:
  • 17 ottobre all' o sullivan / via martucci – napoli
  •  8 novembre al joia / sant’antimo
  • 16 gennaio all'antico caffè gambrinus / piazza trieste e trento – napoli
I componenti di una TB hanno quasi il dovere di rispettare gli arrangiamenti, costumi e abitudini di scena come se fossero i portavoce di una missione museale. Si, da museo delle cere, di cui il più celebre è quello di madame Tussauds celebrato con notevole autoironia dagli stessi Beatles già nel 1967 sulla copertina di Pepe.

Ma io preferisco l'anima di chi trae ispirazione per distruggere il mito con l'ironia che ad esempio trovo nei Beatallica, sorta di TB che tendando una fusione tra i Fab4 e i Metallica sono dei palesi clown del grande spettacolo di un genere il rock che mi auguro spenga presto i riflettori assieme ai suoi vecchi che non se ne vogliono proprio andare

Ho ascoltato: "Nothing too much just get out of sight" di Paul McCartney

McCartney ha messo il suo ultimo pezzo "Nothing too much just get out of sight" in download gratuito sul NME.

E' un primo assaggio di un album che verrà pubblicato sotto lo pseudonimo de The Fireman il prossimo 24 novembre.

E' un blues elettrico di ca 3 minuti che suona come un esercizio di stile, buono per riempire l'Hard disk o l'I-pod, ma senza fornire partivolari emozioni, fatta eccezione per la convinzione che il Vecchio dei Fab4 può e sa divertirsi ancora evitando di ricorrere allo psichiatra o a troppo alcool.

Per il resto, neanche noia.

lunedì 29 settembre 2008

Quando il rock minaccia l'establishment

Soldi, amori, viaggi e abitudini. Così gli 007 spiavano i Beatles.

Questo è il titolo di un nuovo srticolo scritto da Attilio Bolzoni e opublicato da Repubblica ogg, 29 settembre, a proposito dell'infinita storia che colora e ravviva la memoria intorno al gruppo musicale.

L'oggetto della scoperta di un dossier nel quale per quattro/cinque anni sono stati annotate i fatti dei quattro musicisti oramai non dovrebbe provocare più alcuno scandalo.

Se non stupore, da parte mia, per le priorità che muovono le scelte dei servizi segreti o della polizia federale di una nazione che dovrebbe perseguire le minacce di ben altri presunti nemici sparsi per il globo.

Ma le ossessioni di una nazione rivelano le sue paure più recondite e solo in quest'ottica, questo tipo di notizia, risulta utile ad accettare il lato meno nobile di un impero in decadenza.

Di seguito il trailer del documentario "USA vs John Lennon".


giovedì 18 settembre 2008

Quando la critica rock gioca con la sua presunzione

Qualche giorno fa sono andato a rileggermi sul web i vaniloqui critici che l'enciclopedico Piero Scaruffi - lo avete mai sentito nominare? - ha scritto sui Beatles e lasciato ai posteri come traccia della vera verità a cui il volgo rinuncia per volontaria cecità e noncuranza intellettuale.

Leggasi ottusità.

Ne scrivo perchè i contenuti delle masturbazioni mentali di questo acuto genio della pubblicistica musicale sono un classico esempio di malafede usata per sostenere altrettanti clichè che il profilo dell'intenditore rock - razza meritevole di utti gli anelli di quel signorr - reca con sè.

Tipo che il rock è solo quello che è suonato dagli artisti di colore a cui i musicisti bianchi hanno rubato il futuro e la visceralità degli esordi. 

Il mito degli esordi, la purezza dei primi vagiti, ancora vergini alla barbarie delle mescolanze di generi, forme, timbri è poi un altro luogo comune di chi non sapendo neanche difenderlo, lo sbandiera con tono vittimistico.

Vorrei precisare  che quello che mi fa innervosire è l'idea che trovandosi i libri di Scaruffi negli scaffali delle librerie italiane, un giovane privo di esperienza critica possa assimilarne lo spirito falsamente anarchico, commettendo l'errore di tralasciare l'ascolto completo e sereno di una band che non ha bisogno di presentazioni.

Il bello è che pretende di offrire anche un vademecum per preparare lezioni di storia del rock a docenti e formatori scolastici, vendendo l'idea che i Beatles debbano ai Beach Boys l'autenticità di un contributo artistico che la surf band californiana non avrebbe avuto la sensibilità e i mezzi di recepire ed elaborare. Almeno non prima del 1966, quando i Beatles pubblicavano già Revolver.
Per tacere del fatto che la pubblicazione dei primi 45 dei BB è leggermente successiva a quella dei Beatles. 

Preciso che io adoro i BB e invito tra le tante a viaggiare, ascoltando "The warmth of the sun"

Non posso fare l'elenco delle idiozie che riesce a mettere insieme solo perchè semplicemente proietta sulla band di Liverpool un astio nevrotico degno di un intervento psicanalitico.

Vi dico solo che sfiora l'ipotesi che il gruppo sia stato messo su da una precisa strategia militare guidata dal MI5 volta a contrastare la paura di una forma d'invasione culturale statunitense.

Anch'io non amo particolarmente la musica di Francesco Guccini, pur stimandolo per il suo contributo storico. 

Ma non mi sognerei mai di escluderlo da un capitolo sul cantautorato italiano.

Insomma quando vedete i suoi libri, evitateli con cura.
Naturalmente, perchè troppo evoluti per un popolo così stupido da andare dietro alle canzonette di McCartney e soci.

Vaff...Scaruffi, era tanto tempo che volevo dirtelo e scrivertelo.

venerdì 8 agosto 2008

Vi segnalo: Concerto tributo ai Beatles, Rai Uno 22 agosto

L'anno passato deve avere assistito in televisione al tributo a Modugno, uno dei pochi momenti degni di essere apprezzati e dunque ricordati in questo nulla che circola nell'etere televisivo addomesticando sensi, gusti e il fuuro di un buon pensiero.

Lo stesso team quest'anno si è dedicato ai quattro di Liverpool con un concerto tributo che verrà trasmesso montato su RAI Uno alle 21:15.

Il titolo preciso ed esatto è CONCERTO TRIBUTO AI BEATLES / PREMIO CARUSO 2008.

Per i dettagli vi segnalo il link del sito di Vittoria Capelli - la produttrice - su MySpace.

domenica 3 agosto 2008

Serata ben riuscita al Virgiliano 2/8

Una serata divertentissima quella di ieri sera all'anfiteatro del Virgiliano all'insegna dell'energia e della festa.













Bravi tutti, grandi band, da ripetere.

Complimenti !!!!