domenica 30 novembre 2008

All you need is love, The Beatles

Love, love, love
Love, love, love
Love, love, love

There's nothing you can do that can't be done
Nothing you can sing that can't be sung
Nothing you can say but you can learn how to play the game
It's easy

Nothing you can make that can't be made
No one you can save that can't be saved
Nothing you can do but you can learn how to be you in time
It's easy

All you need is love
All you need is love
All you need is love, love
Love is all you need

All you need is love
All you need is love
All you need is love, love
Love is all you need

Nothing you can know that isn't known
Nothing you can see that isn't shown
Nowhere you can be that isn't where you're meant to be
It's easy

All you need is love
All you need is love
All you need is love, love
Love is all you need

Inno all'Amore (San Paolo) dalla Prima Lettera ai Corinzi

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, 
ma non avessi l'amore, 
sono come un bronzo che risuona 
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia 
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, 
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, 
ma non avessi l'amore, 
non sarei nulla. 
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze 
e dessi il mio corpo per esser bruciato, 
ma non avessi l'amore, 
niente mi gioverebbe. 
L'amore è paziente, 
è benigno l'amore; 
non è invidioso l'amore, 
non si vanta, 
non si gonfia, 
non manca di rispetto, 
non cerca il suo interesse, 
non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
non gode dell'ingiustizia, 
ma si compiace della verità. 
Tutto copre, 
tutto crede, 
tutto spera, 
tutto sopporta. 
L'amore non avrà mai fine"

Vi segnalo "All together now" un film documentario sullo spettacolo "Love"

Sulle note incantevoli di "Coisa mais linda" di Caetano Veloso, mi piaceva scrivere due note sullla pubblicazione del DVD "All together now", un film documentario sulla gestazione dello spettacolo "Love" scritto produttivamente a tre mani dal Cirque du Soleil sulla musica dei Beatles con il supporto logistico della Mirage di Las Vegas.

L'album era uscito due anni fa e aveva infranto ancora un altro tabù - lo smembramento dei master originali per nuovi pastiche in stile mix - che apparteneva per la verità più al pubblico dei Fab4 che agli eredi spirituali del gruppo. 
Grassetto
Chi ama i Beatles per lo spirito della loro musica e non solo le copertine e le memorabilia, sa che in quella musica questa tentazione di andare sempre "oltre" fu la carica che animò la crescita, l'evoluzione infine paradossalmente anche la seprazione dei quattro che vollero, almeno per Lennon e Harrison, perseguire altre strade.

Il Cirque mette in scena i Beatles, la loro ispirazione in seguito ad un contatto tra Guy Lalibertè e Harrison che, due anni prima di morire, propose al Cirque di riflettere sull'uso del repertorio dei Beatles per uno spettacolo nell'ottica dell'innovazione portata dal gruppo di Montreal nelle tante produzioni a cui il pubblico di tutto il mondo ha voluto tributare successo e fortuna critica.

Guardate un clip da "Alegria".


Nel frattempo la mia playlist mi ha scodellato la grande voce di Elis Regina che mi saltella sulle note di "Bala com bala". Geniale questa donna!

Stavamo dicendo di questa MEGA produzione internazionale.

Oltre un anno per la produzione, 180 miloni di dollari stanziati per la messa in opera, il top di ogni categoria dello spettacolo schierata con un senso di creatività e di modestia nel processo di scambio assolutamente incompresnibile a noi miseri mortali, i Beatles tesi come tigri per difendere il loro territorio e allo stesso tempo collaborativi come dei ragazzini, un George Martin con un figlio Giles ambedue di grandezza morale, estetica e professionale assolutamente incomparabili.

Io mi sono commosso spesso perchè questi documentari mi insegnano ad esser migliore e a non lagnarmi anche se sono in CdS e al governo e all'opposizione ci sono vecchi ubriachi guidati dalla cosche malavitose.

La Bellezza insegna ad essere disciplinati, severi, a rincorrere l'autorevolezza nel proprio campo di lavoro e ad essere generosi nella vita e nel lavoro.

Perchè "Amore" esiste e chi lo canta ci fa un grande favore perchè un sorriso e un grazie contano più di un pacco di soldi nascosi nel puff.

Questo è il triler per il lancio dell'album.

Buon ascolto.

Vi segnalo "Il libro di Pietro - La storia di un contadino toscano" di Pietro Pinti e Jenny Bawtree

Stamane sentivo "Vasco de Gama" a Radio Due con Vergassola e Riondino e nella puntata iderna la coppia presentava un libro molto bello intitolato "Il libro di Pietro - La storia di un contadino toscano" scritto da una signora inglese Jenny Bawtree, residente da sempre in Toscana, assieme al protagonista del volume Pietro Pinti.

Pietro Pinti è un contadino che ha lavorato per credo cinquant'anni per la famiglia della signora Bawtree dopo che questa con i parenti si trasferii in Italia dopo la guerra in un casale dove prima c'erano le mucche della povera famiglia di Pinti.

L'affetto che lega i due anziani signori ha indotto la scittrice a dare memoria della sbalorditiva natura di questo brillante contadino dotato di una capacità affabulatoria unica nel suo genere.

Dalla sua voce sono emerse abitudini, convenzioni e una società oramai museale, perduta e non percorribile nei pochi resti delle nostre affannate gioie del vivere quotidiano.

Ma nonostante tutto, complice anche e soprattutto una raffinata ironia popolare da cui avremmo molto da imparare, il ritmo del racconto e i soggetti della narrazione riprendon vita con un vigore insolito e molto stimolante.

Per ora l'ho trovato solo sul sito della sua casa editrice "Il Giardino dei Libri", ma devo farmelo arrivare anche alla Coop. Poi vi dico, se vi interessa.

E voi cosa state leggendo?


domenica 23 novembre 2008

Ho visto "Quantum of solace"

Adrenalina, adrenalina, adrenalina.

Craig è un Bond duro, un eroe greco che lotta per perdonarsi di non avere saputo capire la differenza tra un killer e un agente al servizio di sua Maestà.

La Maestà è M5 e non la Regina e alla fine il figliol prodigo torna a casa da mammà senza essersene mai andato in realtà.

Il resto è spettacolo puro, anche se ho visto di meglio nella serie dei Bond.

Il trailer.


Ho visto BirdWatchers - LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI

Non conoscevo Mario Bechis di cui ho letto la biograzfia sul web.

E' un ricercatore impegnato come un tempo si diceva per distinguere l'uomo comune da quello che fatti armi e bagagli sepndeva del suo per documentarsi e documentare polticamente e non solo.

Beh Bechis è uno di questi.

Poi adopera la macchina da presa per divulgare.

E qui il passo si fa meno ovvio benché meritevole di apprezzamenti per lo sforzo evocativo, poetico.

Un gruppo di indios dell'Amazzonia tenta il riscatto, occupando senza armi, se non quelle della protesta umana, i terreni di un fazendeiro, un tenpo terre degli avi.

L'eccidio li trioverà martiri, ma l'autore lascia un segno di speranza, una goccia che come si sà può farsi valanga.

A voi il trailer.


Il rubinetto è aperto e io vedo scendere l'acqua....

Crisi, disoccupazione, guerre, inflazione, conflitti, inciuci, lotte di piazza, piazza in lotta, borse che crollano, tetti di liceo che crollano, cervelli in fuga, destra che avanza, sinistra che arretra, sugiùaltobasso, lo vedi che Orwell..., tagli all'istruzione, tagli all'università, tagli alla sanità, nepotismo, corruzione, vecchi che governano, giovani che emigrano, camorra che paga i politici, governi che comprano i governi, speculazioni governative, logge massoniche, spinoaggio e controspionaggio, televisioni&giornali&media, epidemie, bambini violentati, pedofilia, bambini denutriti, pedofilia, dittatori comprati, acque privatizzate, kalashnikov, riserve petrolifere, gasdotti, ricatti internazionali, globalizzazione, emigrazione, immigrazione clandestina, comunitari ed extracomunitari, contratti a termine, termine dei contratti, nuovi schiavi, scudo spaziale, democratic e repubblicani, euro e dollaro, omo ed etero, ebrei, cristiani, musulmani, istraeliani e palestinesi, turchia in Europa, guerra in Irak, guerra in Afganistan, Cina, veleni e superpotenze, poere del denaro, turismo sessuale, tsunami, terremoti, valanghe, comunisti e fascisti, archeologia, passato e presente, manager pubblici e privati, finanziarie, furbetti e scemetti, conduttori televisivi, comici in tv, poeti, scrittori, registi, sceneggiatori, la famiglia, i single, i bambini abbandonati, i bambini adottati, mamma, papà, sorella, fratello, nonni e zie e cugini, ti uccido, ti amo, ti voglio, sei fuori, licenziato, attento a quel che fai, a quel che dici, a come ti muovi, a come ti vesti, all'rologio che indossi, al libro che leggi, al film che vedi, alla canzone che ascolti, se vedi la tv o la radio, cazzo e figa, onestà, responsabilità, lealtà, stereo, mono, frutta, pane, olio, mondo contadino, città, collina, mare, campagna, noi voi, loro, distanza e vicinanza, architettura, abuso edilizio. Tre chitarre e un amplificatore, molto da dire e tante orecchie per farlo sapere. Buona domenica, Signora Paura.

sabato 15 novembre 2008

Vi segnalo il blog "Ibridamenti" e la lettura del post di Sergio Bologna

Non mi ricordo come sono arrivato al blog di "Ibridamenti", credo attraverso la lettura di un sito di e-learning durante una ricerca.

Poco importa comunque.

Vi invito a consultarlo se davvero credete che le scelte dei movimenti studenteschi non siano stato solo un'agitazione tanto per fare, ma la speranza che l'energia giovanile non fosse del tutto sopita sotto le convenzioni degli stereotipi di cui la copriamo indegnamente con il nostro vecchiume.

Vi invito inoltre a leggere l'intervento di Sergio Bologna.

Qualche nota per chi sapesse poco o nulla aproposito di questo storico.

Sergio Bologna (Trieste 1937) ha insegnato storia del movimento operaio e della società industriale in varie università. Dal 1985 svolge attività di consulenza. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione di Amburgo per la storia sociale del XX secolo e della Fondazione "Luigi Micheletti" di Brescia. E' presidente della Libera Università di Milano e del suo Hinterland "Franco Fortini". (dalla scheda "Feltrinelli")

martedì 11 novembre 2008

Ho visto "Il seme della discordia" di Pappi Corsicato

Com'é bella Caterina Murino e quanta luce inonda il suo corpo, sul quale Corsicato spalma l'innocenza violata della sua persona devota, accesa di passione tutta domestica in attesa di un miracolo apparentemente incomprensibile.

Peccato che tra tanti sforzi per chiudere quadri di femminilità moderna, Corsicato corra leggiadro e incosciente appuntando il dramma tra le righe di una citazione e il regalo di uno stralcio di colonna sonora.

Gli fosse stato concesso un giorno in più di riprese, forse il suo estro avrebbe riempito meglio i rammendi ad una sceneggiatura zoppicante.

Nel complesso uno spettacolo decoroso ma senza tanti osanna ad una genialità ancora in cerca di una giusta collocazione.

Il trailer

lunedì 10 novembre 2008

Un museo per la musica a Napoli?

Ma Napoli non è già di per sé un museo vivente, un living theater dell'ossidazione sociale in cui si sfogano quotidie gli istinti dei gladiatori del Potere?

Mi piace questa immagine che mi si è materializzata mentre scrivevo: un anfiteatro abitato al contrario. Le marionette paganti nell'arena, mentre i gladiatori del Potere abbracciati ai Leoni sparano e lanciano alle coscienze popolari Kazzate dagli spalti ottenuti con l'estorsione democratica dei dazi.

Io so, come tanti napoletani non adeguatamente rappresentati, che la città non ha bisogno di essere associata sempre e solo al suo passatismo artistico, perché la Storia ha senso solo se sa reincarnarsi in un presente armonico con le abitudini delle sue note umane.

Qui invece tutto trasuda di gigantismo priapico alla memoria di questo o di quel politico.

Prevalgono le polemiche stizzose dell'Intellighenzia dispersa nei buen retiri isolani o nelle domus degli antichi palazzi dei viceré spagnoli.

Sogno sempre che un magnate straniero illuminato, appassionato arrivi in città e incurante della prepotente voracità del Potere imponga una struttura evoluta e democratica di accoglienza artistica polivalente con obbligo di rispetto della stessa.

Tipo un fungo notturno emerso dal Nulla, violento, un maroso che al pari di una bacchettata detti nuove leggi, convenzioni ad un regno di anarchici senza patria.

mercoledì 5 novembre 2008

Vi segnalo "Domani niente scuola" di Andrea Bajani

Un mese intero come occhio indiscreto nella vita quotidiana di tre scolaresche in gita scolastica rispettivamente di Torino, Firenze e Palermo.

Parigi e Praga le mete, ma questo poco ha importato rispetto ai riti, le abitudini e le convenzioni e i sospironi giovanili registrati dall'autore, nella veste appunto di un novello sociologo chiuso nel suo laboratorio umano alla ricerca di scatti su questa benedetta I-pod generazione.

Il risultato, se è possibile ravvisarne uno, è che l'oggetto di osservazione non possono essere i ragazzi, ma gli adulti.

Lo sapevo, lo immaginavo perché noi siamo malati di egoismo, individualismo, opportunismo e moralità d'accatto divisa tra casa e chiesa.

La visione corta sula realtà si deve a noi e a i quei vecchiacci più grandi di noi - i settantenni - che spendono, godono e governando le economie, ci vampirizzano con il loro fiato corto, senza slancio, da fine carriera.

Non mi si fraintenda, adoro i vecchi - non gli anziani - che in parte patiscono anch'essi, ma l'aumento della loro presenza in una società con una gioventù piegata da un avvenire senza prospettive, annichilisce di fatto il ricambio, generando l'implosione sociale.

Da notare la considerazione di Berlusconi, vecchiaccio presuntuoso di questa classe di politici prepotenti e corrotti, che all'indomani dell'elezione di Obama si è detto pronto ad elargirgli consigli data la grande differenza di età.

Io sarei più convinto del contrario, Berlu !!!

Vi segnalo "Un giorno perfetto" di Ferzan Ozpetek

Illusioni e speranze deluse che combattono tenaci contro la dura realtà delle gelosie, dei rancori sordi che si apprestano a follie.
Paesi, vie buie e ciottolose di furbizie umane spiaggiate come mareggiate prima e dopo una tempesta inattesa o malgovernata.
Prima o poi il giorno della resa arriva, quel maledetto giorno perfetto in cui la contabilità del Fato chiede ragione della pigrizia, dell'inerzia, dell'irresponsabilità, della difficoltà del vivere che opprimono la razza umana e le sue miserie.
Ferzan Ozpetek dirige con grande perizia il film che aspettavo dopo "Le Fate Ignoranti" accompagnandosi a grandi prove di recitazione da parte di tutti ma in particolare Isabella Ferrari, secondo me da Oscar, Mastandrea che si conferma un attore di raffinato talento, Monica Guerritore che strappa un applauso con la sua battuta finale "Non hai mai pronunciato il mio nome" e la straordinaria partecipazione di Stefania Sandrelli.
Sono passati re giorni dalla proiezione ma il film mi risuona ancora dentro.


sabato 1 novembre 2008

22/11/08, 40° anniversario del White Album dei Beatles

Il White Album dei Beatles è il disco del quartetto che io ho sempre preferito.

Il 22 novembre di quest'anno compie quarant'anni, è tonico come se fosse stato pubblicato ieri, inutilia e puttanatine varie comprese.

Ha l'aspetto (il suono) di una rivista pop, pubblicità compresa, che giustifica l'immondo e sputa "punk" sulle operette semiserie a cui il gruppo si era dedicato solo un anno prima con quell'esercito di bande e di chiassate del modernariato psichedelico, nate vecchie come ogni eccesso di stile (eventuale).

Suona hi-fi, è esuberante, senza compromessi, una coperta naif rammendata ad arte alla bell'e meglio. 

E' un doppio che dà la sensazione di durare, per chi lo conosce come se lo avesse scritto - io sono uno di questi -, la metà di un normale long playing. 

L'elenco delle cagate del disco sono a mio dire le seguenti e non nell'ordine: 
  • don't pass me by (di quello stronzo di Ringo)
  • revolution n° 9 (uno sparo sulla Crocerossa, mi rendo conto), 
  • longlonglong (ma la sto riabilitando), 
  • obladioblada (pura merda d'autore).

Sentite "Helter Skelter" ad alto volume, non quei volumi da politically correct !!!




Ma senza queste perle del Nulla, il Disco Bianco mancherebbe del suo non essere diventato quel singolo che George Martin avrebbe preferito e che fortunatamente il resto di quello che rimaneva dei Beatles riuscì a compilare.

Si dice che stessero tentando di chiudere  quanto più velocemente possibile il secondo contratto sottoscritto con la EMI, quello più remunerativo e che prevedeva una conclusione nel 1976.

Ma la fine della stagione era lì da venire. Intanto leggete la critica su Onda Rock.

Voglio raccontarvi una cosa sul White Album. Dovete sapere che quando mi trovo in una riunione di lavoro noiosa - e io mi annoio spesso - comincio a cantarmi in testa TUTTO dico TUTTO il disco. Ciò mi stampa un sorriso di beatitudine in faccia, un'espressione idiota ma di felice concentrazione che rasserenando i miei interlocutori, rende più sereno me, permettendomi di fare meglio il mio lavoro sul progetto in questione di cui non ho sentito un bel niente (Just crap). 

Io amoooooooooooooooooooooooooooo i BEATLES !!!! 

Per SEEEEEEEEEEEEEMPREEEEEEEEEEE

"Le radici della crisi della sinistra" di Marcello Amico - Prima parte

Marcello Amico, ora apprezzato scrittore e poeta, homo philosophicus, un tempo docente di matematica e tutt'ora nonno materno delle mie ragazze, mi invia regolarmente da Catania dove vive, i suoi scritti che appella "corsari" a mò pasoliniano.

Pubblico qui la prima parte di una sintesi da lui compiuta su uno scritto di Roberto Antolini apparso sullla rivista "Il Margine".

"Le ultime elezioni politiche hanno rappresentato un passaggio storico nella vicenda del nostro Paese, perché hanno evidenziato processi la cui origine risale indietro negli anni e oltre i confini nazionali: la rottura di quel compromesso fra capitale e lavoro che era stata la risposta americana alla guerra europea, e che trovava nella dottrina keynesiana il suo manuale e nello stato sociale la sua prassi.

La crisi della sinistra, schiacciata in minoranza in parlamento e nella società, e la destabilizzazione verso destra viene da lontano, da una nuova egemonia culturale.

Verso la metà degli anni settanta la Trilateral, formata da grandi manager delle multinazionali accademici e politici, parlava di “uno spirito di democrazia troppo diffuso, invadente, che può costituire una minaccia intrinseca allentando i vincoli sociali che reggono la famiglia, l’azienda e la comunità” (Crozier e altri, Rapporto sulla governabilità delle democrazie alla Commissione trilaterale, Angeli 1977); e negli anni ottanta e novanta entravano all’opera i think-tanks neoconservatori.

Il fatto è che quel “compromesso” da un lato non serviva più, perché il confronto con il mondo comunista era stato vinto, dall’altro si mostrava troppo oneroso perché il meccanismo di sviluppo si stava inceppando: “negli Stati Uniti la percentuale del reddito nazionale percepita dall’1 per cento che si trova in testa alla scala delle entrate precipitò dal 16% dell’anteguerra all’8% della fine della seconda guerra mondiale, e si assestò su quel livello per quasi trent’anni. Finché la crescita era forte, questa limitazione sembrava accettabile; ma quando negli anni ’70 la crescita si interruppe, allora le classi alte si sentirono minacciate” (D. Harvey, Breve storia del neoliberismo, Il saggiatore 2007).

Bisognava fare qualcosa e a Chicago qualcuno ci stava pensando: Milton Friedman, premio Nobel per l’economia nel 1976. Per lui e per i suoi seguaci l’unica vera forma di democrazia era il mercato; i loro schemi matematici dimostravano la necessità di liquidare tutta la politica sociale allora vigente (livelli salariali minimi, programmi di assistenza sociale, programmi pensionistici pubblici, scuola pubblica, edilizia pubblica), di ridurre al minimo la tassazione sui profitti, di eliminare piani di programmazione economica, dazi e restrizioni finanziarie, di privatizzare praticamente tutto. (M. Friedman, Capitalismo e libertà, Studio Tesi 1987)

Lasciandosi alle spalle keynesismo e welfare, e progettando il ritorno ad un capitalismo “puro”, il movimento neo-conservatore aveva ormai una teoria economica di ricambio e un programma politico.

I colpi di stato militari in Cile e in Argentina, sterminando quanto di sinistra era in grado di opporsi, offrirono l’occasione di sperimentare il nuovo corso, dimostrando che quelle ricette funzionavano, eliminavano i ceti medi e rimpinguavano classi dominanti e multinazionali.

Poi fra 1979 e 1980 arrivarono al potere con ricette simili Margaret Thatcher in Inghilterra e Ronald Reagan negli USA, e il capitalismo cambiò marcia per davvero.

(Fime prima parte)

Edmondo Berselli commenta il tema del format nelle politica

Edmondo Berselli, noto commentatore del mondo politico e della società italiana attraverso le testate de "L'Espresso" e "La Repubblica" è stato intervistato da Corrado Augias sul tema del format che la politica adotta per affermare e/o espriemre sè stessa, e dunque rappresentarsi al cospetto dell'opinione pubblica.

Naturalmente, l'intervento dei due giornalisti mette a confronto la modalità fallimentare del precedente governo di centro sinistra con il successo delle strategie comunicative di quello attualmente in carica, sottolineando - questo lo ha fatto Berselli - che "se un format senza contenuti, è vuoto, un contenuto senza format, è cieco".

Il problema è questo cioè la prevalenza di un copione da reality svuotato dalla funzione perla quale la comunicazione - prevalentemente mediatica - viene predisposta, progettata, realizzata e calendarizzata.

Il predominio del Vuoto di Senso che annichilisce le menti e impoverisce il pensiero di individui sempre più solitari, tristi, arrabbiati o peggio indifferenti.

Queste sono le due parti dell'intervento di Berselli a "Diario Italiano", Rai Tre del 20 ottobre 2008.