domenica 31 agosto 2008

Bibliotecaria VS Firmino? No, leggiamoli tutti e due!

Mi fa piacere ricordare che qualche mese prima dell'estate era venuta a galla un'ipotesi di plagio da parte di un autore americano, Sam Savage, che con il suo "Firmino" avrebbe copiato di sana pianta un romanzo di un autore italiano, Claudio Ciccarone, che invece pubblicò "La Bibliotecaria" nel lontano 2000.

Da parte mia, auguri ad entrambi di un buon successo di vendite e per avere promosso una bella idea, quella di un animale che divorando per necessità il supporto classico della memoria collettiva rimane col tempo invaghito e contagiato del contenuto fino a non potere più fare a meno di leggerli.

Cercateli in libreria e se volete giocarvi la carta patriottica :)) fate finta che quello di Savage sia esaurito.

Dal 4 settembre in libreria "AIUTAMI" di Paolo Grugni

Mi segnalano (grazie Michelangelo) l'uscita prevista per il 4 settembre del nuovo libro di Paolo Grugni dal titolo "AIUTAMI".

Paolo Grugni che si era già fatto apprezzare con il primo volume "Let it be" ora mette in gioco la sua fede animalista inventandosi un plot in cui cinque attivisti per la difesa degli animali rapiscono un cacciatore, ex assessore della Regione Lombardia.

Facciamo che lo leggiamo?

Il libro viene presentato a Como il 7 settembre alle ore 11:30 nell'ambito delle manifestazioni indette dall'associazione culturale "Parolario"

Di seguito anche un booktrailer preparato per il lancio del volume.

Per la natura del contenuto, avverto che parte del video potrebbe impressionare soggetti sensibili alle torture o alle uccisioni degli animali.


Capolavori nel blog? Può capitare.

Vi segnalo, se non vi siete già imbattuti in questo capolavoro, il blog visivo di Fabio Laschi intitolato "My Moleskine".

My Moleskine è in nomination per il più importante riconoscimento del mondo del web, i Webby Awards!


L'ho sfogliato ascoltando il tema di Deborah da "C'era una volta l'America"di Morricone e "Long Nights" di Eddie Vedder. Belle emozioni.

BlogDay 2008

Partecipo con questo post al Blogday 2008, una sorta di giornata per contribuire alla ulteriore divulgazione del lavoro internazionale dei blogger.

Cito, come previsto dalla procedura della giornata, cinque siti che io conosco, uso e di cui stimo l'autore.

Il più visitato per motivi professionali è il blog di Tom Kuhlmann, un apprezzato e intelligente formatore americano che da un paio di anni gestisce un blog associato all'utilizzo della suite di Articulate, un tool molto efficace per produrre corsi per l'e-learning attraverso il metodo del Rapid e-learning.

Un altro blog che per me significa stile, passione, cura e amore per il proprio lavoro è quello di Luisa Carrada che di mestiere fa l'editor e la business writer. E' una miniera di consigli per chi scrive qualunque sia il fine di questa meravigliosa attività.

Quindi passo a segnalarvi il blog di OneIPTelevision che fa parte di un blognetwork. Io appunto seguo tramite la newsletter le novità nel campo della TV internet.

Quest'altro blog mi piace assai perchè sono appassionato di vinile. E' il blog di 12' vinyl club. Have fun !!!

L'ultimo della rosa di cinque blog che vi raccomando è il blog di Robin Good's Master New Media, un'altra miniera di informazioni sulla tecnologia per fare internet, aggiornatissima e multimediale.

Aggiungo questi due link richiesti per completare questa partecipazione: http://technorati.com/tag/blogday2008/ e http://www.blogday.org/

TinEye: un nuovo motore di ricerca per le immagini

Segnalo questo motore di ricerca chiamato TinEye creato dalla società Idée per permettere il facile reperimento di tutte le immagini simili alla data foto o grafico presente sul nostro pc o rintracciata su internet.

Il servizio ancora in fase beta consente di trovare tutte le immagini che per caratteristiche fisiche possono essere selezionate in alternativa a quella in possesso o individuata su internet.

Per chi fosse interessato sono disponibili anche dei plug in per Firefox o IE che consentono, una volta selezionata l'immagine, di effettuare rapidamente la ricerca tramite la funzione presente nel menu contestuale (tasto destro).

Strani giorni del nostro Tempo Immobile

Vabbè che i media sono meccanismi che fingendo di informare sull'accaduto costruiscono giorno dopo giorno un mondo, o meglio un'idea di mondo.

E fin qui, in fondo rispecchiano il senso di ciò ogni istituzione di tipo mediatico fa quando promuove il proprio servizio cioè si serve o inventa l'accaduto (fa notizia) per gestire i mercati pubblicitari grazie ai quali sopravvive e/o prospera.

Questo processo provoca la sclerotizzazione del rapporto di fidelizzazione tra utenti media che per mantenere il proprio presidio sulla distribuzione pubblicitaria omogenizzano le proposte del tipo, qualità e quantità dell'informazione, impedendo oltretutto l'ingresso di attori alternativi nel circuito.

Ciò detto io continuo a stupirmi di come certe notizie da parte di alcune rispettabili testate come Repubblica on line facciano capolino tra le tante curiosità quotidiane.

Ad esempio ieri hanno pubblicato la seguente notizia "Vigili multano un motociclista e la folla si vendica sul sindaco".

Pare che a Torre del Greco, importante comune dell'area vesuviana, in seguito ad una multa comminata ad un motociclista privo di casco, questa fantomatica folla che sta sempre lì come la gente che telefona in televisione per parlare con le redazioni, insomma pare che questa folla che per cliché giornalistico è sempre inferocita abbia aggredito le autorità compreso il sindaco richiamato dai vigili.

Non voglio entrare nel fatto specifico, ma siccome vivo in un comune di un'area della stessa regione, quella Flegrea, vessata (sì vessata) dalla letterale assenza istituzionale, mi chiedo se quello che è accaduto non risponda al clima insurrezionalista che guida il cittadino a reagire alla comparsa improvvisa del tutore dell'ordine che al pari di un bravo manzoniano appare a comminare ogni tanto una (1) multa là dove ha governato e governerà, dopo l'improvvisa (e giusta) pena, la consueta anarchia.

Ne vediamo e ne subiamo troppe dalle nostre parti per non doverci, almeno, interrogare sulla finalità della cronaca giornalistica che apre il pezzo con la dolorosa verifica che certi fatti accadono solo in talune aree geografiche (d'altronde come dargli torto) e chiude con l'augurio che la presenza dell'esercito s'intensifichi (pare che siano le parole del primo cittadino e come faceva il giornalista a non riportarle?).

Tutto a posto a Viterbo, Arezzo, Parma, Udine, Trieste, Asti, La Spezia e via dicendo compresi comuni delle province?

O noi siamo più bravi a fare notizia? A fare inevitabilmente teatro?

Perché se è così riuniamoci e troviamo il modo per farci risarcire in cambio di questo talento.

venerdì 29 agosto 2008

Perchè Lucio Battisti si ritirò dalle scene?

Nel presentare l'ennesimo volume sul musicista di cui ahimè ricorre tra qualche giorno il decimo anniversario della morte avvenuta nel settembre del 1998, un giornalista intervistato su Radio Uno nel pomeriggio di oggi 29 agosto sosteneva una verità riguardo al suo ritiro dalle scene di Battisti.

Una verità che essendo semplice e ovvia non può soddisfare la sete di dietrologia che pervade da sempre lo spirito gossipparo del giornalismo musicale. Forse non solo italiano.

Cioè che Lucio Battisti era e si considerava solo (solo?) e soprattutto un musicista nel senso di un compositore, svincolato dalla dimensione di performer.

Battisti non ha mai avuto un'immagine nel senso moderno del termine, mentre la sua urgenza esistenziale chiedeva spazio e dignità per la creatività dell'Artista.

Mi sembra una giustificazione plausibile, tenendo conto anche delle evoluzioni che il suo percorso artistico ha avuto, dalla conclusione del sodalizio con Mogol ai tentativi anarcoido/sperimentali con l'elettronica di "E già" fino alla collaborazione con Pasquale Panella, che fino almeno alla "Sposa Occidentale" del 1988 ha rivelato, a mio giudizio, un tipo di provocazione espressiva degna del principio che ha sempre ispirato la sua unica vena artistica.

Ovvero una natura irridente che arredendosi all'inevitabilita di un talento di straordinaria portata immaginativa dominava sul mondo circostante forte della propria necessità ed inevitabilità.

In questo credo che il suo carattere "burino" gli abbia dato una mano decisiva.

Per fare un esempio "E già" uscì in piena era Depeche Mode che facevano un uso assolutamente innovativo degli organici strumentali eletronici.

Se si ascolta "E già" senza pregiudizi non si non notare come Battisti avesse preso le distanze dall'estetica techno-pop inglese, da quella delle produzioni dance e fosse riuscito a rendere questi strumenti, metronimici per loro natura, colmi di apparenti casualità, slabbrature, inserti poliritmici funk messi una volta in un punto e mai più ripetuti.

In Italia, a livello di establishment del pop da classifica un approccio simile lo provarono i Matia bazar di "Tango" con la produzione di Roberto Colombo e poi lo ha indagato con maestria Franco Battiato.

Noi7 aka We7: per salvare la musica dal download selvaggio


We7 è il nome di una piattaforma per il download gratuito di musica legalmente distribuita che tra poco credo compirà il suo primo anno di vita.

Tra i vari apprezzati patron della soluzione, Peter Gabriel che noto e apprezzato per il suo atteggiamento sperimantale nei confronti della tecnologia, ha superato da tempo lo steccato del "no al download selvaggio" per affrontare con realismo, assieme agli altri partner, un dato di fatto.

Cioè che:
  1. anche se non la compra più, la gente fa uso di Musica
  2. la gente preferisce scaricare la Musica, ma gratis
  3. tuttavia, per fare musica i musicisti hanno bisogno di soldi
We7 offre un catalogo di titoli risalenti al jurassico del rock e non solo - cioè spesso il meglio, a mio parere - che l'utente registrato può scaricare gratis, con il solo obbligo di ascoltare un brevissimo commercial prima di ogni brano.

La piattaforma consente all'utente di potere anche acquistare l'album privo di pubblicità.

Certo la soluzione è banale forse, ma c'è un MA che io ritengo vantaggioso.

Intanto ho potuto scaricare quasi tutta la discografia dei Kinks, in versione rimasterizzata e deluxe.

Secondo, la piattaforma è molto utile per chi non ha ancora una casa discografica.
In pratica, mete in pratica la soluzione proposta dal sito editoriale "Il Mio Libro".

Ho potuto ascoltare diverse produzioni di autori, soprattutto, inglesi molto interessanti.
Niente di terribilmente nuovo, ma il fato che esista una porta e che soprattutto qualcuno possa acquistare uno spazio pubblicitario per concorrere alla diffusione legale della musica lo ritengo un passo avanti.

Infatti per ogni download gratutito la pubblicità paga all'artista il dovuto sul brano.

Lirica nell'I-pod

In occasione dell'uscita di un'opera in DVD che il gruppo L'Espresso dedica alle rappresentazioni liriche, leggevo ieri su Repubblica una riflessione interessante riguardo l'acceso interesse di un pubblico giovane verso il genere.

Purtroppo non sono citate le fonti, ma sembra che il pubblico che scarica da Internet e ascolta in I-pod frequenti spesso il repertorio delle tante belle romanze ed arie che la tradizione del Bel Canto ci ha consegnato.

Ciò fa sostenere al giornalista che tale evidenza statistica rivela un inatteso consumo verso un contenuto, ignorato tuttavia da una crisi strutturale del sistema.

In parole povere la Musica con le sue tradizioni e le sue nuove proposte continuerà sempre a trovare le sue occasioni, ma le trasformazioni sociali e le innovazioni tecnologiche disarticolano modi e tempi che l'industria culturale vorrebbe ingabbiate in regole eterne.

Quando si dice la rivoluzione della minigonna, della pillola o in questo caso dell'I-pod!

Ma abbiamo proprio bisogno di una compagnia di bandiera?

Per sgombrare ogni dubbio sul tema, la mia preoccupazione è per la fine che faranno fare a cinquemila lavoratori della logora compagnia aerea cosiddetta di bandiera che pare stia calando le saracinesche sulla nuova mossa politica capitanata dai soliti noti della stanca Prenditoria di questo sbandato Paese.

Come dire i debiti a noi, gli interessi a loro.

Con il rientro in quota di minoranza di Air France.

Basta con queste ciance: nuove divise e belle facce di Veline Volanti per il nostro premier e i suoi compagni di merenda.

Il nuovo motto è Pizze, fichi e tanto Glamour

mercoledì 27 agosto 2008

Ho visto: "Non pensarci"

Vorrei tanto potere spendermi a favore di un film italiano con maggiore prodigalità e senso di generosità.

Vorrei non dovermi trascinare alla ricerca del salvabile, facendo la fatica di vivisezionare una pellicola a cui sottrarre le poche lezioni di cinematografia da proporre alle professionalità coinvolte nel progetto.

Ma purtroppo anche questa volta - sto scrivendo di "Non pensarci" di Gianni Zanasi - mi tocca dire che questo cinemino di chiara influenza telecatodica pecca di sciattezza, il peggiore e il meno perdonabile tra i peccatucci veniali imputabili ad un regista.

Tanto per sgombrare il campo dagli equivoci mettiamo a fuoco i pregi emersi dalla produzione.

Mastandrea mi è piaciuto, mi è parso a suo agio con un bel ruolo.
E per un ex burino che al Maurizio Costanzo Show di dieci anni fa faceva la scimmia di periferia fino all'approdo al serial televisivo, mi pare valga la pena di un apprezzamento sincero.

Il principio trainante del film è anch'esso degno di nota ossia gli effetti dell'illusione nell'ambito della crisi e delle dipendenze che un nucleo familiare comporta per sua natura.

Il tutto condito in salsa di provincia emiliana che di per sè può essere ancora un elemento per misurare ed indagare sul senso di apatia che caratterizza questo senso di bulimia sociale in cui si continuano a spendere appunto le ultime illusioni di un paese vecchio e in ritardo cronico.

Per il resto, il regista Gianni Zanasi, a mio dire, sposta delle sagome senza prospettiva e credibilità sulla scena di un'avventura sospesa tra la follia di un sistema relazionale borghese resosi quasi del tutto insensibile alle trasformazioni che la vita impone (la crisi dell'impresa o il divorsio) o suggerisce (l'avventura della mamma o l'incontro con i delfini per la sorella).

E questa ia considerazione è resa ancora più evidente dalle parole del padre di Stefano, il musicista punk di quasi 36 anni interpretato da Mastandrea.

Rivolgendosi al figlio, questo ex fortunato imprenditore di provincia gli chiede una prima volta cosa sia venuto a fare in quella che un tempo era la sua casa di famiglia e la seconda volta che qualunque sia la strada intrapresa - nel caso di Stefano appunto la musica - va affrontata con coraggio e determinazione.
Insomma, senza pensarci troppo. Consiglio che vale anche per la tante preoccupazioni che possono affliggere persone e cose che ci circondano perché una soluzione la vita la trova.

Ma Mastandrea poteva essere anche un bibliotecario, un venditore di cannucce data l'importanza che il regista attribuisce al passato, al vissuto di questa "maschera" cinematografica che a e è sembrata, come del resto quasi tutti gli altri personaggi, senza il dovuto spessore.
Un tragicomico inganno pirandelliano che la luce del patriarca illumina conferendo senso al dramma quotidiano del vivere.

Ripeto l'idea è interessante, così il cast ripescato da un book di serial targati RAI, e anche certe scene, affiancate alla troppa fretta di confezionare un film con troppe concessioni a tanti generi senza saperne affrontare uno a la massimo due con carattere.

Di seguito il trailer

domenica 24 agosto 2008

Concerto tributo ai Bitòls o la sconfitta del Buon Gusto

Avevo segnalato poco prima di partire la programmazione di un concerto tributo dedicato alla band di Liverpool.

RaiUno ha infatto trasmesso alle 21:00 di venerdì 22 agosto un esempio di quello spirito, non so se tutto italiano, con cui un lontano parente per accogliere e mostrare tutto il proprio affetto al nipote da tempo lontano, anticipa l'ingresso in città del malcapitato con un'orchestra d'archi e l'esibizione aerea delle frecce tricolori.

In una parola, sobrietà e discrezione, per evitare che della visita non si sappia in giro.

Se all'estero non conoscono la recente produzione musicale del paese del Bel Canto, sarebbe meglio lasciare le cose così come sono.

Miele, melassa, sciroppo zuccheroso per api grasse, nevrosi da rock o troppo masturbato (vedi MKuntz) o troppo incafonato (vedi PPelù).

I Beatles non sono roba per noi, ora è tempo di Apicella, i Neomelodici e X-Factor.

Episodio chiuso.

Qui di seguito, Morgan prova "Michelle" bardato di tutto punto, tranne che della voce.

venerdì 8 agosto 2008

Superquark e la strumentalizzazione dell'uso dell'informazione

Piero Angela è un sacerdote della divulgazione scientifica, anche se l'ambito dei suoi interessi ultimamente mi pare renda riduttivo l'aggettivo afferente alla disciplina citata.

Lui e il figlio Alberto hanno meriti che si sono guadagnati presso il pubblico italiano in quasi trent'anni di carriera con un impegno, una qualità e una determinazione dinanzi difficilmente alle diventa quasi impossibile opporre una forma anche blanda di critica.

Un senso di irriconoscenza per le icone pervade chi ci prova.

Ma io proprio non posso farne a meno.

Credo che un conto sia informare su un fenomeno, un altro sia celarsi o dietro i numeri dei componenti attivi per condurre con regolarità una campagna contro l'omeopatia e le medicine alternative.

Oppure come è successo ieri sera a SuperQuark, descrivere il fenomeno della pirateria informatica su internet evitando accuratamente di controbilanciare la natura ansiogena dell'argomento con accurate e apposite affermazioni sui valori aggiunti positivi di cui la Rete web in Italia per diventare veramente di massa.

Perché non so se lo sapete, ma Internet, nonostante se ne parli come di un'ovvietà oramai, lo usano non più di due milioni e mezzo di persone nel nostro Belpaese. E prevalentemente dall'ufficio. Credo di non dovere aggiungere altro.

Questo atteggiamento da parte di Angela mi pare si ritorca contro la cautela che da sempre caratterizza il suo contributo divulgativo, appunto.

A casa, ad esempio, le mie figlie lo seguono con passione e al termine del servizio si sono insospettite, visto che adoperano la chat, sull'uso appropriato della quale io all'inizio sono intervenuto per metterle al corrente di fatti di cui, coe si dice "dovevano essere informate".

Dopodichè, è prevalsa la fiducia nella loro intelligenza.

Ma se arriva il media man Angela ad annunciare pericoli reali lo spettatore è portato a domandarsi se il fenomeno, ad esempio, non stia subendo una qualche forma di recrudescenza.

Dinanzi alla quale forse è meglio magari non navigare, rimanendo fuori dal mondo, oppure navigare nei siti cosiddetti sicuri dove guarda caso poi si concentra la maggior parte degli introiti pubblicitari.

Vi segnalo: Concerto tributo ai Beatles, Rai Uno 22 agosto

L'anno passato deve avere assistito in televisione al tributo a Modugno, uno dei pochi momenti degni di essere apprezzati e dunque ricordati in questo nulla che circola nell'etere televisivo addomesticando sensi, gusti e il fuuro di un buon pensiero.

Lo stesso team quest'anno si è dedicato ai quattro di Liverpool con un concerto tributo che verrà trasmesso montato su RAI Uno alle 21:15.

Il titolo preciso ed esatto è CONCERTO TRIBUTO AI BEATLES / PREMIO CARUSO 2008.

Per i dettagli vi segnalo il link del sito di Vittoria Capelli - la produttrice - su MySpace.

martedì 5 agosto 2008

Un blog "must see" di tecnologia per la comunicazione

Il nome del blog che vi segnalo è Robin Good's Master New Media, un must see and read per pressoché tutti voi che mi leggete.

Una interessante web tv che in realtà è un video posting e poi molti articoli che allargano la mente sugli scenari futuri della rete. Al di là del fumo dei tani guru.

Buona lettura

Ooooh you CAN dance.......

Quando i Bee Gees e tutto il cocuzzaro troneggiava sulle piste da ballo...delle case e non delle discoteche dove all'epoca facevamo le feste quelle serie per intenderci - 1976/77 per la precisione - gli Abba, Cerrone, Patrick Hernandez e i Santa Esmeralda ci piacevano di più.

"Ci" si intende a noi ragazzi perchè gli Abba facevano pezzi più intriganti, non apertamente disco che era da fighetti con la macchina, ma roba divertente con il ritmo giusto.

E poi nel gruppo c'erano due donne, belle alte, bionde, svedesi e gli uomini stavano in disparte a fare i cori.

In realtà, chi già se ne intendeva sapeva bene che erano la mente del duo.
Una finzione molto maschilista e strumentale.

Ma Agneta e Frida chi se scorda!

Mamma Mia, Waterloo, SOS, Dancing Queen, I do I do I do, Gimme gimme gimme.

E' uscito un articolo su Repubblica "Un Mito che non tramonta" di Cristina Nadotti che chiude il suo pezzo con questa frase che mi piace riportare "In tempi di globalizzazione gli Abba sono davvero una splendida icona della musica divertente in ogni tempo e ogni paese."

Paolo Benvegnù, "'Le labbra"

Tommaso del Caffè Letterario mi aveva parlato di Paolo Benvegnù, nome che mi sono appuntato mentalmente fino al mio ritorno a casa dove ho trovato il suo sito su MySpace e quindi la possibilità di ascoltarlo prima in rete e poi da cd.

Il cd è l’ultimo pubblicato nel 2008 dal titolo “Le labbra”.

L’ho ascoltato riportando il consueto diario basato su valutazioni sia di primo che si secondo a spesso anche di terzo acchito.

Ciò che è interessante di questa esperienza è che avevo deciso di non sapere nulla del suo autore. Dubbio che mi sono tolto subito dopo la chiusura della sessione.

Questo è quello che ne ho ricavato.


La schiena

Un lettera spedita al mondo per raccontare il desiderio inappagato di un amante/padrone mancato che sfugge al suo mandato per eccesso di vanità, presunzione e narcisismo.

Una donna senza anima, diventata una schiena su cui piangere, in un gioco erotico, la propria solitudine emotiva come stille che scavano e segnano la ricorrenza di un Tempo mai avuto.

Una frase musicale molto sensuale trascinata da una voce nervosa e stanca che inesorabilmente si avvolge a spirale nel suo destino.

Fine primo quadro. Non male. Vediamo come prosegue

Amore santo e blasfemo

Un’altra canzone in cui l’autore ripropone la funzione vitalizzante del desiderio d’amore, sfaccettato nelle tante espressioni che può assumere nel flusso esistenziale di un uomo.

Episodio colto e poetico che coglie la fugacità dell’immaginario che si cela nel progetto d’amore

La peste

Dialogo diretto in seconda persona, ma le tematiche tra l’altro molto dense di riflessioni poetiche rendono l’ascolto già faticoso.

Il brano si stempera nel finale in una sezione musicale di impronta jazzistica consegnata direttamente al conclusione del brano

Il nemico

Il nostro narcisetto questa volta si strugge “depositando il seme caldo sul ventre caldo mentre si uccide”. E sono passati quasi venti minuti in compagnia di un poeta della canzone ossessionato dalla propria autoreferenzialità. L’ascolto comincia a farsi poco interessante, faticoso anche a causa della assenza di idee musicali e di un arrangiamento che offre i suoi limiti alla stregua di una cifra stilistica per pochi eletti. Grazie a Dio, decido di rimanere fuori da questa ristretta cerchia.

La distanza

Sembra il titolo di una canzone dei Negramaro, cantato con un’inflessione più colta e meno precipitosa rispetto al gruppo salentino.

Nel complesso interessante. Ma devo risentirlo.

Interno notte

Questo pezzo lo penso regalato a qualche bella voce italiana in grado di valorizzarlo.

L’ultimo assalto

Più di una buona volta, Benvegnù mi è parso attratto dalla poetica espressiva di Mario Venuti, ottimo e colto musicista nonché severa e giocosa voce affatto schiava della gioia del canto e dei suoi segreti.

Beh, questo pezzo è sinceramente ascoltabile, ben arrangiato, un testo meno contorto, probabilmente scritto in periodo diverso rispetto al gruppo dei primi quattro. Molto venutiano, compreso i cori.

Ma mi piace e finisce nella mia playlist estiva. Questo Benvegnù è un autore, ma forse non solo…Proseguiamo

Jeremy

“Sento nelle vene lo stupore dei colori primordiali e gli universi paralleli”. Un verso più trash di questo non lo sentivo dai tempi di Felona e Sorona. E per questo, cioè perché nobilmente trash questo pezzo mi piace. Poi curata quella ricerca d’ambiente dei violini in apertura. Come se si venisse fuori da un acido (cazzo ne sai tu, che non bevi neanche la birra?).

Il resto del testo scorre disturbato come sopra – immagino un ospedale, un malato e il ritmo del basso che accompagna la sinusoide del ritmo cardiaco sul monitor dell’apparecchio.

Ma chi sta parlando, un umanoide scampato a qualche disastro planetario?

Altroché verso trash , questo il pezzo hook del disco. Straordinario. Ma a Benvegnù piace Wenders per caso?

Sintesi di un modello matematico

Formalmente ineccepibile, elegante, di grande rigore. Anche questo disco soffre di una playlist sbagliata, a mio dire

Cinque secondi

Da Interno notte il cd ha preso un ritmo e una godibilità d’ascolto eccezionali. Si può pensare ai primi quattro pezzi come ad una dark side.

Preziosa la piccola sinfonia della seconda parte. Benvegnù è un poeta ambizioso circondato evidentemente dalla pazienza di accorti talenti.

1784

Anche in conclusione un pezzo che conferma le capacità compositive di un autore a cui va attribuito il solo errore di non avere saputo concentrarsi su una sequenza d’ascolto del cd più attenta.

A meno che il gioco non sia stato fatto con un pallottoliere o con la pervicacia di una ripartizione in quadri suddivisi tra la sofferenza per amori inevasi e l’appagamento da armonie celesti di variopinto tipo. Allora un lp avrebbe comunicato meglio l’idea.

Bravo Benvegnù, ti meriti una bella fetta di Saint’honorè. Ti consiglio a tutti gli amici.

Alla prossima.

lunedì 4 agosto 2008

E allora continuiamo con i vinili del Progressive italiano

Sono sempre stato un fanatico delle stampe , delle edizioni che la storia del disco recava con sé ad ogni nuova pubblicazione.

Io ad esempio non compravo mai edizioni CBS stampate in Italia perché suonavano male, diventavano cupe subito, mentre aspettavo di spostarmi a Torino o a Milano o di venire a Napoli per trovare LP a grammatura superiore magari monofonici.

Si perché tranne che per poche significative occasioni, per il resto la stereofonia è servita solo ad ingombrare la stanza di ulteriori campi elettromagnetici.

Possiedo un sacco di edizioni monofoniche che ho spacciato a tante persone come stereo e la gente non si è mai resa conto della differenza.

Interessanti invece a questo proposito erano delle incisioni ritmico sinfoniche della Decca - PHASE 4 stereo spectacular.

Allora sì che si godeva dello spettacolo della panoramicità.

Eccovi il sito dedicato anche alle etichette del progressive italiano.

Per me è Droga Pura, l'unica consentita.

Quando la musica riprodotta aveva tempi ragionevoli 35' pena la perdita di dinamica.

E quando le copertine non servivano solo a proteggere il disco.

Buona visione.

12' vinyl club

Navigando su e giù per la rete ho trovato questo blog - 12' vinyl club - che raccoglie dischi da 12 pollici di queli generalmente suonati dai DJ nei club.

Interessante. Continuo a dargli un'occhiata.

domenica 3 agosto 2008

Serata ben riuscita al Virgiliano 2/8

Una serata divertentissima quella di ieri sera all'anfiteatro del Virgiliano all'insegna dell'energia e della festa.













Bravi tutti, grandi band, da ripetere.

Complimenti !!!!

Ha ascoltato "Suburb " degli 'a 67

"Suburb" è il nome del recente lavoro discografico degli 'a 67 la band di origine napoletana, anzi orgogliosamente di Scampia, che era assurta agli onori della critica due anni or sono con la forza della ragione e della rabbia espressa tra le tracce del precedente cd da me ascoltato e recensito qualche giorno fa.

Va subito scritto che non so chi del team e per quale motivo deve essersi accorto che qualunque cosa avessero fatto dal secondo cd in poi, dovevano focalizzarsi di più alla ricerca di una forma di identità musicale e sonora a cui paiono essere approdati, bene o male.

Il cd è carico di una energia positiva costruita su un organico strumentale basato sulla predominio di una ritmica pulsante, oserei direi più militante e anche divertita da parte del gruppo, su cui svettano protagoniste le chitarre e di conseguenza gli esotismi delle ospitate a cui pare proprio vogliano pagare un debito, neanche glielo avesse ordinato il medico.

Tanti appunto gli ospiti della produzione che vuole in tal modo legittimare la connessione artistica e umana del gruppo con radici di un dolore diffuso e condiviso dal mondo.

Come a dire che l'Inferno di una periferia brucia quotidianamente ovunque, senza sconti per nessun esser umano che sia nato dall'altra parte del Muro.

In questo senso, ribadisco al tempo il mio sincero interesse verso il progetto 'a 67 e sottolineo che proprio per questo motivo i punti critici precedentemente esaminati - debolezza e ripetitività compositiva associata alla fiacchezza produttiva - rischiano di irrigidire il futuro della band in uno stereotipo da militanti da quartiere da cui mi auguro prima o poi sappiano affrancarsi.

Proprio per offrire la loro testimonianza umana nella veste matura e sofferta di musicisti partiti per scoprire sentieri secondo i valori scoperti nelle radici di quell'Inferno umano in cui sono cresciuti e da cui si sono allontanati per portare di nuovo motivi, ritmi e suggestioni diverse.

sabato 2 agosto 2008

Psichedelia del 68 e Paz del 2008

Sull'onda del rifiuto che i due ex Beatles hanno manifestato nei confronti di una eventuale pubblicazione del film "Let it be", stavo rivedendo questo pomeriggio l'ottavo dvd di "Anthology" dedicato appunto al periodo ripreso dalla cineprese e dai microfoni del progetto "Let it be" noto ai conoscitori del gruppo anche come progetto "Get Back".

Bene nel dvd ad un cero punto Ringo e gli altri ricordano l'esperienza traumatica (così la chiamano) della boutique Apple aperta e chiusa nel breve giro di tre o quattro mesi al numero 94 di Baker Street, a Londra.

Il team della Apple capitanato dal gruppo rifletteva in termini artistici e credette fosse interessante proporre un'immagine in cui la band credeva e apprezzava.

Fu per questo motivo che la boutique della Apple decise di promuoveva gli abiti della coppia SIMON & MARIJKE.

Simon Posthuma and Marijke Koger avevavno cominciato la loro carriera disegnando vestiti e poster ad Amsteram nel 1964 che vendevano in una boutique alternativa chomata strategicamente" The Trend".

Si invaghirono inseguito della musica orientale e dopo essersi trasferiti a Londra, iniziarono a disegnare anche abiti e copertine per i dischi di artisti come gli Hollies e i Cream.

Poi formarono anche un gruppo musicale dal nome "The fool" ispirato alla canzone dei Beatles.

Simon and Marijke sono stati gli stilisti che hanno realizzato gli abiti indossati dai Beatles sulla copertina del Sergente Pepe.

Perchè scriverne?

Perché era una esplosione di creatività ed energia che vale la pena offrire alla vista, ricordando la coppia.

Nello stesso periodo tra l'altro Londra rese noti un movimento di grafici e di animatori quali Alan Aldridge e lo studio Hipgnosis che realizzò molte apprezzati lavori per il pop e il rock psichedelico.

Il poster sopra è di S&M è intitolato "A is for Apple".

Invece questo lavoro dedicato alla canzone "While my guitar gently weeps" di Harrison è di Aldridge.

Immagini suggestive vero?


Beh, ieri assieme a Repubblica è uscito un numero da collezione di XL dedicato ad Andrea Pazienza che dato il tema del post va ricordato.

Riconosco che lo conosco meno perché i suoi notissimi personaggi li seguivo poco o niente, ma il suo ruolo nella cultura del disegno, del fumetto, della grafica più in generale è indiscusso.

Mi sembra interessante questo blog dedicato all'artista che vi suggerisco di consultare

venerdì 1 agosto 2008

Ho ascoltato "'A camorra song'io" degli 'A 67

Quando gli 'A 67 pubblicarono nel 2005 la loro anteprima - un ep con quattro pezzi - alla successiva pubblicazione del loro primo cd "'A camorra song'io" l'operazione non mi lasciò particolarmente impressionato a livello musicale.

Inoltre, il gruppo mi sembrava che fosse diventato meritorio di attenzione critica grazie ad una fenomenologia tutta mediatica scatenata intorno al soccorso pietistico nei confronti di Scampia, che per qualche stagione divenne l'argomento più celebrato nei salotti letterari di mezza Italia.

Gli 'A 67 sono cinque musicisti molto impegnati nel sociale che con la loro musica registrata e suonata dal vivo hanno attirato la curiosità su una forma di inferno suburbano dove la quotidianità della violenza sociale si accompagna ai ritmi e ai paesaggi architettonici disegnati da architetti da lungo tempo emigrati dal loro cervello.

Ieri ho incontrato dopo tanto tempo l'amico Ninni Pascale della Polosud (il link del sito è nell'elenco a sinistra del blog), loro producer che mi ha dato i loro due cd da ascoltare.
E io sono stato ben felice di farlo per poi pubblicare il mio diario di ascolto sul mio blog.

Qui sotto il video clip di "Voglie parlà"




Ed ecco il diario del mio ascolto del cd "'A camorra song'io".


A camorra song'io

Un inizio strepitoso da neorealismo musicale.
Un combo rock impietoso e irrispettoso che segna il suo esordio musicale, con un graffito senza requie per pochi minuti contro i muri sonori dei mille luoghi della performance musicale.
Come dire un tentativo curioso di trasferire la sensazione della periferia nella noia borghese dell’ascolto mediato.
Chitarre e sax litigano con una tensione degna di merito. Ma Sepe nel cd se la deve vedere con il talento di Andrea Verdicchio.

Vento fuggente

Il mood dei primi minuti si siede come un souflee tolto troppo presto dal forno.
Il pezzo acquista profondità con il solo distorto di Verdicchio.
Ma questo disco si regge tutto sulle chitarre e il sax, spero di no?
Bella l’idea del colore elettronico fornita da Vitolo (Grande Vitolo)
Altra posizione nella playlist

Voglio parlà

Pezzo orecchiabile con un arrangiamento a tratti affaticato, senza una grande idea trascinante – bello il contrappunto delle chitarre, della voce - su un testo che si fa ascoltare come un proclama incazzato.
Se avessi avuto una radio, io lo avrei messo in Heavy Rotation. Ma rimissato da un DJ in grado di sentire meglio il connubio tra testo e tinte sonore

23-01-96

Sono certo che la playlist di quest’album va riveduta.
Già questo pezzo può sostituire Vento fuggente al secondo posto.
Altro esempio neorealismo sostenuto da una maggiore determinazione del combo rock. Ma perché non hanno suonato di più con più coraggio?

Jesus

Siamo al quarto pezzo e ancora non ho capito in quale direzione si vogliono muovere. Tutte? Si certo perché no. Ma per un gruppo agli esordi mi pare che un’idea chiara avrebbero potuto averla.
Perché rendere onore alle sonorità di Sepe?
Sepe sa fare benissimo le cose che suona. Mah proseguiamo

Il camorrista
Intro d’autore

Don Raffaè

Ma che c’entra Sepe? Verdicchio è altrettanto bravo.
Una napoletanata ricolma di ammiccamenti da repertorio che sporca il senso della cover senza riuscire a trovare la sua strada.
Questi ragazzi li devo sentire dal vivo.

Notte ‘e vierno

Ho capito questo disco va rimissato da capo.
Questo pezzo è un funky reggae con delle belle idee, bel canto e una volta ancora un grande Vitolo e per fortuna di nuovo Verdicchio. Meno male che l’hanno fatto uscire dall’armadio. Povero ragazzo.
Terzo pezzo

O-funk

Ma allora Sanzone sa fare anche qualcos’altro oltre a gigionare rappando da basso tuba.
Ribadisco questo disco lo voglio rimissare tutto.
Secondo me va dato in mano a Rick Rubin. Anzi glielo mando senza chiedere il permesso a nessuno.
Gesù la cassa in quattro alla fine con una svisata da chi si è rotto le palle di aspettare lì a non far niente. Ma come diavolo è stato arrangiato questo pezzo?
Quarto pezzo

‘A 67

Ma come, Sanzone ci racconta l’inferno e dietro abbiamo Morselli che fa il verso a Senese e accompagna come fossimo ad una festa da Billionaire?
Questo pezzo va rifatto tutto daccapo. Drogatevi, bevete, siamo a Napoli o ad Arcore?
Io l’avrei fatto diventare un successo internazionale. E non sono presuntuoso ).

Comm nu treno senza rotta

Un altro brano rock/funky trattato senza decisione. Non c’è niente di male se volete divertirvi ragazzi, anzi non crederete di dovere qualcosa a Scampia o che il quartiere vi chiederà in futuro un reso? Anche l’impegno va preso a dosi giuste, altrimenti è come il silenzio o il rumore continuo. Inutile.

Terre

Potete suonare anche degli strumentali. Anche se la sezione ritmica è troppo costretta nei suoi limiti espressivi – il batterista è un picchiaduro metronimico con ambizioni da chi ha ascoltato tanto Steps Ahead, Weather Report, etc…ma ci deve lavorare ancora tanto. Insomma la sezione ritmica mi è piaciuta nelle cose tipo la title track anche nella versione della ghost track, ma quando si sposta in altri territori fa emergere i suoi limiti.


E’ una prima prova in cui il gruppo molto sponsorizzato dalla critica nazionale e altrettanto premiato per dovuti meriti risente di una serena pressione a cui nessun neofita si sarebbe sottratto.

Le composizioni non brillano per originalità, così gli arrangiamenti e la produzione che avrebbe potuto essere più generosa e appassionata.

La sofferenza per l’Inferno non deve diventare un limite per il suono di un cd che ha il dovere di suonare, suonare, suonare. E qui di materia ce n’è abbastanza.
E le ospitate celebri non arricchiscono, benché preziose, un’opera prima comunque apprezzabile anche per la qualità della confezione dove campeggiano le struggenti opere di Laura Capuano (la copertina dell'album è una sua opera) e i bei ritratti del gruppo da parte di Mario Spada.

I Baronetti Sopravvissuti bandiscono "Let it be"


Che bella figura !!!

Da veri Lord inglesi, McCartney e Starr hanno dichiarato all'Herald Sun che finché rimarranno loro in vita il film "Let it be" non vedrà mai la luce.

Temo che sia solo una mossa pubblicitaria, ma rimanendo ai fatti e ai contenuti del documentario che nel lontano 1969 venne filmato in tre location di Londra da Michael Lindsay-Hogg, bisogna riconoscere che basso e batteria dei Beatles stavolta hanno perso diversi beat.

Che "Let it be" da un punto di vista cinematografico possa essere anche dimenticato lo ritengo un dato di fatto.

Fatta eccezione per l'indimenticabile "Concerto sul tetto" che cosituisce l'ultima parte della pellicola. Eccoo a voi un estratto con al folla che non crede alle sue orecchie.



Il film ritrae la band in un contesto di abbandono relazionale quasi imbarazzante, dovuto alle tante note vicende amministrative e personali che li videro poi separarsi un anno dopo, lasciandosi dietro un livello di rancore e di acrimonia insopportabile per ciò che sembravano essere stati l'uno per l'altro.

"Let it be" non è stato grazie a Dio e ad Hari Krishna il canto del cigno del gruppo che pubblicò "Abbey Road" sotto la guida attenta di Martin esattamente nel 1970, anticipando la produzione affidata a Phil Spector di quanto rimaneva delle tante registrazioni in diretta effettuate appunto per l'album semi live "Let it be".

I Beatles litigano aspramente perchè Paul McCartney faceva il rompicoglioni, credeva di potere condurre il gioco, di potere avere tutti i lati A, di essere la mente del gruppo.
Effetivamente, bisogna ammettere che in quel periodo dimostrò che, visto che il pubblico li riconosceva come musicisti, il suo mestiere lo conosceva molto bene.

Questo è il trailer originale. Buona visione !



Ma Harrison, senza urlare e così Lennon, insegnarono a Macca con i loro primi album di successo da solisti - "All things must pass" e "Imagine" - entrati subito nel gotha della musica che forse il Prof doveva ricomporre i propri equilibri personali.

Vi segnalo: 2 agosto, Virgiliano "Da Mary Quant agli Inti-Illimani"

Michelangelo il bassista dei Sottomarini ossia una delle cover band napoletane dei Beatles mi segnala uno spettacolo gratuito dal titolo "Da Mary Quant agli Inti Illimani".

Lo spettacolo condotto da noto critico musicale Dario Salvatori si terrà domani sera al Virgiliano a Posillipo (Napoli) a partire dalla ore 21:00.

Riporto dala mail qualche altra informazione utile.

L’iniziativa, ideata ed organizzata da Favola Rock con la direzione artistica di Fiammetta Mazzola, è promossa dalla Provincia di Napoli, all’interno della Rassegna Estiva Flegrea in Arte.

Dario Salvatori, autore RAI, presentatore, critico musicale e grande esperto della musica di quegli anni, condurrà lo spettacolo.

“Da Mary Quant agli Intillimani” si propone di raccontare il decennio che va dal 1963 al 1973 attraverso la musica, le immagini e la narrazione.

Dall’arte alla moda, dalla musica alla politica, il ’68 rappresentò una vera e propria rivoluzione culturale, la cui eredità è palesemente visibile ancora oggi. Saranno eseguite le canzoni più belle di quel periodo, attraversando l’Italia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e per finire il Cile, dove termina il nostro racconto. La spettacolo, potremmo dire multimediale, si baserà non solo sulla musica e sul racconto, ma anche sulla proiezione di immagini di repertorio su maxiscreen.

A condurre il gioco insieme al presentatore saranno:

  • I CHATTANOOGA, gruppo vocale che ha al suo attivo attivo un lunga carriera sia come solisti che con artisti del calibro di Renato Carosone, Gino, Paoli, Renzo Arbore, Tullio de Piscopo...
  • La Beatle-band I SOTTOMARINI, da dieci anni in attività: considerati i migliori esecutori della musica dei Beatles a Napoli e tra i migliori in Italia, I Sottomarini riproporranno lo straordinario repertorio firmato John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.
  • I DEMONILLA Capitanati da Francesco Grosso e Marilina Natoli, hanno collaborato con artisti come Eugenio e Giorgio Bennato producendo album di grande pregio.
  • GIANMARCO CARROCCIA È giovanissimo e non ha un lungo curriculum, ma ha già attirato l’attenzione di Mogol che è rimasto sbalordito dalla somiglianza con Lucio Battisti.
  • ANGELO PARISELLA Giovanissimo, compone bellissime canzoni ed è un fan di John Lennon, che non poteva mancare all’appello come rappresentante più significativo della seconda parte del nostro decennio, dove i valori e l’impegno per la pace erano al primo posto.
  • SONIDO ANDINO Già sino alla fine di agosto in tournèe in Sicilia, i Sonido Andino ci suoneranno i più famosi brani degli Intillimani.

Questa è la locandina dello spettacolo. Io ci sarò. Vi incontro?